In questo «tempo di mezzo» tra la II Assemblea sinodale italiana (31 marzo – 4 aprile 2025; cf. Regno-att. 8,2025,195) e il suo prossimo appuntamento a ottobre, dopo la bocciatura delle Proposizioni che avrebbero dovuto essere votate e poi presentate all’Assemblea della CEI, molta acqua sotto i ponti ecclesiali è passata.

In particolare si è in attesa di capire come papa Leone XIV interpreta l’eredità di Francesco sulla sinodalità: non certo tornando indietro su questo grande processo, come qua e là si è potuto comprendere dai suoi primi interventi; casomai con quali sottolineature e attenzioni. Probabilmente vi sarà da parte sua una maggiore attenzione alla collegialità (episcopale). 

Nel frattempo i percorsi avviati proseguono e si è tornati a parlare dell’Assemblea italiana.

 

Grech: l’Italia è un esempio

In merito registriamo infatti un’affermazione del card. Mario Grech, segretario generale del Sinodo, che, in un’intervista al SIR del 26 maggio a firma di Marco Calvarese, esprime il suo plauso allo svolgimento dell’appuntamento di fine marzo in Aula Paolo VI: «Per me l’ultima assemblea (…) della Chiesa in Italia è stata un’esperienza molto positiva. Mi dispiace che alcuni non l’hanno letta bene. Non è un fallimento. Anzi, è una prova di come deve funzionare una Chiesa sinodale. I vescovi sono arrivati con un documento, hanno di nuovo ascoltato il popolo di Dio e hanno detto, allora, ritorniamo per riscrivere il documento. Frutto dell’ascolto. Questo è il cammino sinodale per me. L’esperienza ultima del Sinodo della Chiesa italiana può essere anche un esempio di come andrà avanti una Chiesa sinodale».

Qui il porporato fa riferimento al fatto che anche il processo sinodale della Chiesa universale continua nella sua fase di recezione, fino a quella «Assemblea ecclesiale» convocata – il 15 marzo scorso – per il 2028.

 

Zuppi: non travisiamo l’Assemblea di marzo

Vi è stato anche un altro passaggio da rimarcare: la convocazione il 27 maggio scorso di un Consiglio permanente straordinario della CEI, dedicato, appunto, a preparare (non solo, ma soprattutto) l’appuntamento di ottobre. E probabilmente per chiedere lumi anche su questo nel corso dell’udienza che papa Leone XIV ha messo in calendario il 17 giugno con i vescovi italiani, i primi a essere ricevuti in quanto conferenza episcopale.

Riprendiamo il passaggio della Prolusione nel quale il card. Matteo Zuppi. ha riletto e interpretato l’evento del marzo scorso.

«Il cammino della Chiesa in Italia – ha detto il presidente della CEI – merita certamente una riflessione attenta, esaminando le reazioni che con accentuazioni differenti hanno fatto seguito alla II Assemblea sinodale. Non intendo rispondere a commenti che hanno travisato l’esito della II Assemblea, dandone interpretazioni che non avevano nulla a che vedere con quanto accaduto e con la spiegazione presentata con trasparenza da mons. Erio Castellucci, che ringrazio vivamente».

 

Segno di partecipazione

«Tutti coloro che hanno partecipato ai lavori assembleari – ha proseguito il card. Zuppi – hanno visto nel rinvio a ottobre per l’approvazione delle Proposizioni uno snodo che ha permesso allo Spirito di parlare ancora. Sin dall’inizio del percorso, abbiamo chiesto partecipazione e l’abbiamo avuta. È il segno, concreto, che nulla era stato prestabilito, confezionato, imposto dall’alto, ma frutto del discernimento delle Chiese che si sono messe in ascolto e hanno attivato processi inediti e forse, addirittura, inattesi.

Del resto, nella vita, quando si percorre una strada, si possono conoscere fatiche, rallentamenti, cambi di percorso. Rileggere gli interventi assembleari e i lavori di gruppo ci ha permesso di scoprire una Chiesa appassionata e desiderosa di non disperdere l’esperienza di quattro anni. Ci è stato affidato un compito di maturare quanto vissuto e sperimentato. Sono quelle accordature necessarie perché l’orchestra possa produrre un’armonia di un “noi” ecclesiale quanto mai necessario».

 

Il senso del rinvio a ottobre

«Va letta in quest’ottica – è sempre il presidente della CEI che parla – anche la decisione dei vescovi di spostare l’Assemblea generale (ordinaria) da maggio a novembre: una scelta che non ha a che fare con il cedimento o la costrizione, ma solo con il desiderio di non voltarsi di fronte al nuovo che avanza, alle tracce che lo Spirito sta lasciando, per valorizzare il più possibile tutte le istanze del Cammino sinodale che ha coinvolto le comunità e le Chiese da quattro anni, secondo la ricchezza dei rispettivi carismi e ministeri.

La comunione, condizione per l’evangelizzazione, infatti, non s’improvvisa, ma s’impara facendola, vivendola, pensandosi in relazione a essa e non viceversa, facendosi coinvolgere. Credo, sia stata un’occasione per crescere! Per tutti: vescovi, presbiteri, membri della vita consacrata e laici».

Occorrerà vedere quali direzioni concrete si vorrà imprimere a questo cantiere di partecipazione alla vita ecclesiale.

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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