Prime valutazioni a partire da alcune dichiarazioni

Sin dalle prime apparizioni pubbliche, si è cercato un metro per misurare quanto e secondo quali modalità lo sviluppo della sinodalità, eredità principale di papa Francesco, verrà fatto proprio da Leone XIV. Uno di questi – certamente non esaustivo – è quello dell’analisi delle sue dichiarazioni.

 

Via ecumenica

Una delle prime ha avuto per oggetto il rapporto tra sinodalità e dialogo ecumenico, ed è stata pronunciata in occasione dell’udienza concessa il 19 maggio ai rappresentanti di altre Chiese e comunità ecclesiali e di altre religioni arrivati a Roma per la celebrazione eucaristica d’inizio del suo ministero petrino: «Consapevole che sinodalità ed ecumenismo sono strettamente collegati, desidero assicurare – ha detto Leone – la mia intenzione di proseguire l’impegno di papa Francesco nella promozione del carattere sinodale della Chiesa cattolica e nello sviluppo di forme nuove e concrete per una sempre più intensa sinodalità in campo ecumenico».

 

Stile di governo

Il partito dei pro-sinodali ha quindi registrato un punto a proprio favore. Rassicurazioni, poi, sul fatto che a esso sia iscritto convintamente anche papa Prevost, sono venute un mese dopo dal confratello agostiniano Luis Marín De San Martín, nonché sottosegretario della Segreteria generale del Sinodo, che in un’intervista (SIR¸19 giugno) così risponde a Marco Benotti che gli chiede da che cosa deduca che la sinodalità sia «un tema così centrale» per il papa: «Perché – risponde il religioso – la sinodalità è una dimensione costitutiva della Chiesa e anche fa parte del modo di essere dell’ordine agostiniano. Camminare insieme, praticando l’ascolto reciproco e la corresponsabilità, è per lui una realtà quotidiana, non uno slogan. Lo ha vissuto da religioso e da vescovo, lo vive oggi da papa. È convinto che una Chiesa sinodale sia più fedele al Vangelo».

Benotti quindi domanda se la sinodalità sia «anche uno stile di governo» e Marín De San Martín risponde: «Sì, lo è sempre stata. Come priore generale lavorava in équipe e rispettava il principio di sussidiarietà. A Chiclayo esistevano strutture di corresponsabilità e coinvolgeva tutti nella redazione del programma pastorale. Come prefetto ha partecipato attivamente al processo sinodale, con interventi mirati e concreti, anche in due dei gruppi di lavoro sinodali. Anche oggi non lavora in maniera individualistica e solitaria, ma ascolta, non accentra e, dopo aver riflettuto, decide con responsabilità e risoluzione».

Dopo il tratto ecumenico, dunque, quello dello stile di governo: del resto tanti religiosi hanno mostrato in questi ultimi anni che per procedure codificate e stile praticato si tratti di una modalità di gestione, di fatto, sinodale.

 

Attenzione all’unità

Nel discorso letto nel corso dell’udienza con i vescovi della Conferenza episcopale italiana (17.6.2025) Prevost poi afferma: «In primo luogo: andate avanti nell’unità, specialmente pensando al Cammino sinodale. Il Signore – scrive sant’Agostino – “per mantenere ben compaginato e in pace il suo corpo, così apostrofa la Chiesa per bocca dell’Apostolo: Non può dire l’occhio alla mano: non ho bisogno di te; o similmente la testa ai piedi: non ho bisogno di voi. Se il corpo fosse tutto occhio, dove l’udito? Se il corpo fosse tutto udito, dove l’odorato?” (Esposizione sul Salmo 130, 6). Restate uniti e non difendetevi dalle provocazioni dello Spirito. La sinodalità diventi mentalità, nel cuore, nei processi decisionali e nei modi di agire» (corsivo mio).

Il riferimento va nuovamente alla «mentalità» e ai «processi decisionali» ma l’appello all’«unità» risponde direttamente a come si era svolta la II Assemblea ecclesiale italiana di fine marzo-primi di aprile scorsi (cf. Regno-att. 8,2025,195ss), che si dovrà nuovamente riconfrontare in ottobre, e indirettamente pone all’interno della nota metafora organicistica il tema del ruolo dei laici (che non vengono nominati in quanto tali, né ci si riferisce a essi come «popolo di Dio»).

 

«Dei vescovi»

Punto più alto – per ora – di quanto formulato su Sinodi e sinodalità dal nuovo pontefice è stata la partecipazione parziale il 16 giugno alla riunione con i membri del Consiglio ordinario (di cui è il presidente; qui gli attuali componenti) della Segreteria generale del Sinodo (a sua volta formata dal segretario generale, card. Mario Grech, e dai due sottosegretari, il già citato agostiniano mons. Luis Marín De San Martín e la saveriana suor Nathalie Becquart). Durante l’incontro si è parlato del lavoro dei Gruppi di studio istituiti da papa Francesco e della prosecuzione della fase che deve attuare il Documento finale per giungere al traguardo dell’Assemblea ecclesiale del 2028.

Piccolo dettaglio rivelatore: sulla pagina web della Segreteria generale del Sinodo riappare nuovamente il genitivo «dei vescovi». E infatti papa Prevost afferma che «il Sinodo dei vescovi conserva naturalmente la propria fisionomia istituzionale», sulla scorta dell’«impulso» dato all’organismo «da papa Francesco», ma «rifacendosi, come più volte ha affermato, a san Paolo VI».

Alle sottolineature prima evidenziate, c’è quindi da aggiungere quella che interpreta il Sinodo come uno strumento espressione della collegialità episcopale, aperto al contributo e alla partecipazione di tutti. Si può rileggere in questa prospettiva anche il telegramma al Consiglio episcopale latinoamericano (CELAM), riunito dal 28 maggio a Rio de Janeiro per i 70 anni dalla I Conferenza generale dell’episcopato del continente: Leone XIV parla dello «spirito collegiale» che riunisce i vescovi per «discernere insieme le sfide che il tempo presente presenta alla Chiesa in America Latina» e per «cercare, in comunione affettiva ed effettiva, iniziative pastorali che conducano a soluzioni secondo i criteri della sacra Scrittura, della tradizione e del magistero».

C’è qui una distinzione di accenti rispetto a Francesco che, pur nell’ambito della valorizzazione del medesimo strumento, il Sinodo, fa intuire un percorso diverso.

 

Verso il 2028 senza fughe in avanti

«L’eredità» che Francesco ci ha lasciato – prosegue Leone XIV – «mi pare sia soprattutto questa: che la sinodalità è uno stile, un atteggiamento che ci aiuta a essere Chiesa, promuovendo autentiche esperienze di partecipazione e comunione. Durante il suo pontificato, papa Francesco ha portato avanti questa concezione nelle diverse assemblee sinodali, specialmente in quelle sulla famiglia, e poi l’ha fatta sfociare nell’ultimo percorso, dedicato proprio alla sinodalità».

Ora il compito della Segreteria e del Consiglio ordinario è quello di raccogliere i «frutti maturati in questa stagione (…) e fare una riflessione prospettica», per la quale un comunicato della Segreteria generale datato 30 giugno ha preannunciato che verranno pubblicate il 7 luglio delle Tracce per la fase attuativa del Sinodo. Esse indicheranno come avverrà il «dialogo tra le Chiese locali e la Segreteria generale del Sinodo» e «lo scambio di esperienze tra le Chiese (…) perché l’attualizzazione a livello locale sia in armonia con quella della Chiesa tutta».

Insomma, non sono consentite fughe in avanti. Chiesa tedesca (garbatamente) avvertita.

 

 

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

Caporedattrice Attualità per “Il Regno”

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