A poche settimane dalla III Assemblea sinodale italiana del 25 ottobre, l’arcivescovo di Modena-Nonantola e presidente del Comitato nazionale descrive in un’intervista a Il Regno il percorso che durante l’estate (e almeno una quindicina di incontri) ha trasformato gli oltre 300 emendamenti di aprile in una proposta organica per il futuro della Chiesa italiana.
Castellucci afferma che il testo di aprile non venne «bocciato», ma fortemente «emendato» e oggi, forti di quella lezione e di un lavoro intenso che ha coinvolto il Comitato, esperti e gli Uffici CEI, si dice fiducioso non solo che l’Assemblea approvi il testo, ma che anche i vescovi a novembre non possano non farlo proprio («si muoveranno con saggezza»), a maggior ragione sui punti in cui il consenso sarà ampio.
Tre i nuclei portanti: una Chiesa missionaria capace d’essere “lievito di pace” in un mondo lacerato dai conflitti; una riforma sostanziale della formazione cristiana che superi gli schemi catechistici tradizionali per proporre esperienze integrali di fede (è vero che «nel 95% dei casi» ci rivolgiamo «a dei bambini», ma è necessario «assumere come paradigma gli adulti»); e soprattutto una nuova stagione di corresponsabilità ecclesiale.
Su quest’ultimo punto emergono proposte concrete: l’obbligatorietà dei consigli pastorali in tutte le diocesi, superando la dicotomia tra “consultivo” e “deliberativo” (accogliendo il suggerimento del card. Coccopalmerio, il pastore potrebbe discostarsi dal parere del consiglio solo per gravi motivi di coscienza), l’affidamento della gestione economica e degli immobili a laici competenti.
Inoltre, «Le donne sono la maggioranza nelle nostre comunità, portano avanti gran parte delle attività, ma non hanno mai un ruolo veramente decisionale. È una contraddizione che non si può più ignorare», afferma Castellucci. Un percorso che s’intreccia con il Sinodo universale e con il nuovo pontificato di Leone XIV, «intenzionato a proseguire il cammino di Francesco» sulla sinodalità come stile ordinario di vita ecclesiale.
«Ci siamo mossi – ha sintetizzato il Castellucci – nella prospettiva che papa Bergoglio aveva indicato alla Chiesa italiana 10 anni fa a Firenze: una Chiesa umile e disinteressata, nello stile delle beatitudini. In questo contesto è stato collocato anche il tema della cultura, con una svolta importante: non la si intende più come progetto separato, ma come lettura profonda della prassi di carità, assistenza, evangelizzazione e prossimità».
L’intervista completa disponibile su ilRegno.it e sul fascicolo n. 18
