L’occupazione, non l’ANP, danneggia i cristiani in Palestina

In seguito al discorso tenuto il 26 settembre scorso dal primo ministro dello Stato d’Israele Benjamin Netanyahu alle Nazioni Unite il gruppo ecumenico «Una voce di Gerusalemme per la giustizia» (guidato dal patriarca latino emerito Michel Sabbah, dall’arcivescovo greco-ortodosso Attallah Hanna e dal vescovo luterano emerito Munib Younan; cf. Re-blog del 29 agosto scorso) ha pubblicato il giorno successivo una dichiarazione, che qui riprendiamo integralmente.

Il 26 settembre 2025 il primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu si è rivolto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Netanyahu ha difeso la guerra genocida di Israele a Gaza e le politiche del suo Governo estremista. Il primo ministro israeliano ha evocato molte mezze verità e menzogne sfacciate, ha fatto ricorso all’islamofobia e ha confuso deliberatamente l’antisemitismo con la legittima critica al sionismo e a Israele. Qui, vorremmo ritornare a una falsità che riguarda in particolare i cristiani in Palestina. 

Netanyahu ha affermato: «I cristiani non se la cavano molto meglio. Quando Betlemme, il luogo di nascita di Gesù, era sotto il controllo israeliano, l’80% dei suoi residenti era cristiano. Ma da quando l’ANP (Autorità nazionale palestinese) ha preso il controllo, tale numero è sceso a meno del 20%».

 

La verità distorta

Il signor Netanyahu non parla a nome dei cristiani palestinesi e non gli si può permettere di distorcere la verità. Betlemme è stata una città a maggioranza cristiana fino al 1948: allora più dell’80% della popolazione era cristiana. Con l’espulsione di circa 750.000 rifugiati palestinesi dalla loro patria nella Palestina storica durante la Nakba del 1948, tre campi profughi furono stabiliti a Betlemme, cambiando così la composizione demografica della città. Quando Israele ha occupato la Cisgiordania nel 1967, Betlemme aveva una popolazione composta da una maggioranza di musulmani. 

 

Perché hanno lasciato Betlemme

Decenni di occupazione israeliana, causando dure condizioni di vita, hanno provocato l’emigrazione di molti cristiani e musulmani, e questa realtà continua ancora oggi. Betlemme, una città dipendente dal turismo, ha sofferto in particolare negli ultimi due anni della guerra di Israele a Gaza con l’arresto quasi completo del turismo e dei pellegrinaggi. Centinaia di persone hanno lasciato Betlemme negli ultimi mesi a causa delle continue devastazioni dell’occupazione israeliana e della violenza militare. 

 

Un unico popolo, anche a Betlemme

La ragione per cui i cristiani e molti altri stanno lasciando Betlemme è l’occupazione israeliana e le sue politiche di chiusure, permessi, diritti di residenza esclusivi, ecc. e non le politiche dell’Autorità palestinese.

Ancora una volta: cristiani e musulmani a Betlemme e in tutta la Palestina continuano a vivere insieme come un unico popolo, condividendo le stesse lotte sotto l’occupazione. La verità che continua a rimanere è che i palestinesi, cristiani e musulmani allo stesso modo, cercano uguaglianza, giustizia e pace nella loro patria. 

 

27 settembre 2025

Sua beatitudine il patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah (emerito) 

Sua eccellenza l’arcivescovo greco ortodosso Attallah Hanna 

Sua grazia il vescovo luterano di Terra Santa Munib Younan (emerito) 

Sig. Yusef Daher 

Sig.ra Sawsan Bitar 

Sig. Sami El-Yousef 

Sig. John Munayer 

Sig. Samuel Munayer 

Sig.ra Sandra Khoury 

Rev. David Neuhaus si

Sig.ra Dina Nasser 

Rev. Frans Bouwen mafr 

Rev. Firas Abdrabbo 

Rev. Alessandro Barchi 

Rafi Ghattas 

e altri membri

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