La logica della forza come arretramento della politica

La terza sessione dell’incontro «Cristianesimo coscienza dell’Europa» (Camaldoli, 6-10 novembre 2025), organizzato dalla rivista «Il Regno» nel 70° della rivista, della Comunità monastica di Camaldoli e dalla Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE) – sesta tappa dei «Percorsi di cultura politica» avviati nel 2019 – si apre con l’intervento del giornalista Antonio Di Bella, dal titolo «La logica della forza come arretramento della politica», accompagnato da un sottotitolo molto più sbarazzino «Possiamo sopravvivere a Trump?».

 

Trump espressione della tradizione USA

Secondo la tesi già sostenuta nel suo volume «Gli zar della Casa Bianca», Di Bella smentisce la visione di una America idilliaca, rappresentata dal piano Marshall e dai marines che ci liberavano dal nazismo, improvvisamente distrutta da un orco di nome Trump.

In realtà Trump non è una eccezione, ma una delle espressioni ricorrenti dell’inesausta lotta tra autocrazia e democrazia negli Stati Uniti.

Due esempi: nell’Ottocento, Texas e California sono stati invasi armi alla mano e sottratti al Messico; ancora nell’Ottocento, altri presidenti hanno imposto dazi per salvare le industrie nazionali.

Nella storia degli Stati Uniti, il mito dell’accoglienza è smentito da episodi di chiusura e razzismo aperto. Ci sono stati un partito anti irlandesi, contrario all’immissione di cattolici nell’America protestante, e un partito anti italiani, soprannominati Guinea pigs, per il colorito della pelle un po’ meno bianco. Trump riprende così alcune tradizioni.

Ciò detto, esistono degli anticorpi in funzione nella società americana. Ad esempio, anche in queste ore è in corso una battaglia: la Corte suprema sta valutando la possibilità di bloccare il potere del presidente nell’imporre dazi, poiché la Costituzione assegna la potestà sui dazi al Parlamento. Anche i giudici conservatori, che costituiscono la maggioranza nella Corte suprema, sono ostili a tale usurpazione dei poteri del Parlamento da parte del Presidente.

 

Le recenti vittorie democratiche: fine della luna di miele

Quanto alla sconfitta di Trump nell’ultima tornata elettorale, Di Bella ritiene la vittoria democratica del sindaco di New York difficilmente esportabile, mentre sono più interessanti le vittorie di due governatrici donne più moderate e centriste in Virginia e in New Jersey.

Di certo si registrano segnali che mostrano come la luna di miele dell’elettorato con il presidente si sia interrotta. Le promesse di migliorare le condizioni materiali, cioè di ridurre i prezzi e alzare i salari, risultano disattese a motivo dei dazi e anche dell’espulsione della manodopera a basso costo che lavorava in agricoltura. La parabola ascendente di Trump si è quindi interrotta.

 

I rapporti tra Vaticano e amministrazione Trump

Sollecitato dalle domande, Di Bella ha rilevato una tensione tra papa Leone e l’amministrazione Trump, nonostante la vulgata tradizionale che vedeva in papa Francesco un avversario più ostico rispetto a Prevost. A suo dire, il punto cruciale è la politica sui migranti, in particolare i rastrellamenti dei migranti irregolari anche nelle aree antistanti alle chiese in occasione della liturgia domenicale, che violano la libertà di culto. In molte diocesi del Texas è stata data dispensa alla frequentazione della messa per evitare le retate.

Di per sé la comunità cattolica è abbastanza conservatrice e molti suoi membri hanno votato Trump. Piace la sua difesa dell’identità cristiana rispetto all’aggressività delle comunità musulmane.

Nello specifico, Prevost si è iscritto alle elezioni una volta come repubblicano e una volta come democratico, per cui la sua posizione è assolutamente bipartisan.

 

La politica di potenza

La presidenza Trump ha tradito la dottrina Truman a partire dall’ONU e si è tornati alla politica delle grandi potenze con cui ci si accorda: siamo alla ‘politica di potenza’. Anche rispetto alla eventuale ingerenza in Nigeria o in Venezuela, non si tratta di qualcosa di diverso da quel che fecero Nixon e Kissinger in Cile, solo di una modalità non nascosta, ma plateale.

In tale scenario, a Trump la NATO non interessa, è solo  una struttura che difende l’Europa a spese degli USA. Del resto, l’immagine che un americano medio ha di un europeo è di una persona che vive meglio, con più welfare, cibo migliore e più ferie, perché il suo Stato non spende in difesa.

Così la NATO va scolorendo di ora in ora e ogni giorno soldati USA lasciano l’Europa.

 

Il rapporto con la Cina

America e Cina duellano da tempo, sono società che competono in ogni forma, ma sono come gemelli siamesi che, se separati, morirebbero entrambi.

Quello statunitense è il più grande mercato di consumatori, ma non ha sufficiente capacità produttiva avendo esternalizzato molte produzioni.

Anche la fine del conflitto Medio Oriente ha a che vedere con la Cina, in quanto per Trump occorre tutelare i ‘patti di Abramo’, sorti allo scopo di sostituire la via della seta, con la via del cotone, che dall’Indocina e dall’India, attraverso Israele, arriva fin negli Stati Uniti.

Per questo, in chiave anti cinese, la stabilizzazione del Medio Oriente è di primaria importanza.

 

I giganti della tecnologia

Le big tech un tempo stavano tutte con i democratici e ora sono con Trump. Sono loro i veri feudatari. Ma anche in futuro chiunque vincerà sarà circondato da questi potenti che cercheranno di influenzare ogni presidente.

Una delle battaglie dell’Europa dovrà essere opporsi a tali giganti, che teorizzano l’inutilità della democrazia, in quanto governeranno loro a nome di tutti.

 

Gabriella Zucchi

Giornalista

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