La seconda sessione dell’incontro «Cristianesimo coscienza dell’Europa» (Camaldoli, 6-10 novembre 2025), organizzato dalla rivista «Il Regno» nel 70° della rivista, della Comunità monastica di Camaldoli e dalla Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE) – sesta tappa dei «Percorsi di cultura politica» avviati nel 2019 – prende avvio con l’intervento della storica Anna Foa, dal titolo «Parole in guerra. Antisemitismo, Sionismo, Antisionismo, Apartheid», che consente di mettere ordine tra diverse espressioni, spesso utilizzate impropriamente.

 

Antisemitismo

La parola antisemitismo nasce alla fine dell’Ottocento per descrivere l’ostilità antiebraica. Come mai così tardi? Per secoli non si era sentita la necessità di una etichetta per identificarla, era un atteggiamento naturale. L’etichetta diviene necessaria quando i criteri religiosi diventano insufficienti per definire gli ebrei.

Nel 1879 un giornalista definisce l’antisemitismo come ideologia razziale, non religiosa. Nonostante semiti non siano soltanto gli ebrei, il termine viene utilizzato esclusivamente nei confronti di questi ultimi, in un tempo in cui il battesimo non basta più per fare di un ebreo un cristiano.

 

Antigiudaismo

La formula antigiudaismo nasce dopo la Shoah, per differenziarsi dall’antisemitismo nazista. Esiste anche un ulteriore termine che viene usato in campo accademico, che parla di giudeofobia.

 

Sionismo

I termini sionismo e antisionismo sono collegati e hanno più di un secolo. Nascono a partire dal considerare gli ebrei un popolo e non una religione. Il sionismo prende avvio come fenomeno di rinascita nazionale alla fine dell’Ottocento. 

Esso è figlio soprattutto del mondo in cui gli ebrei non sono ancora emancipati, come l’Europa orientale, dove i pogrom si succedono. Gli ebrei russi, ad esempio, non hanno diritto di accedere alle università e per studiare devono lasciare la propria patria.

 

Molti sionismi

Sono esistiti ed esistono sionismi assai diversi, sia in Europa che in Palestina. 

C’è un sionismo universalistico liberale, che vuole un unico stato assieme ai palestinesi, in cui tutti possano vivere insieme. C’è invece un sionismo che prospetta uno scontro degli ebrei con il mondo palestinese, da cui proviene l’attuale destra israeliana. C’è un sionismo socialista, di derivazione soprattutto polacca e russa, quello del movimento dei kibbutzim che reggerà lo Stato d’Israele fino all’arrivo della destra.

 

Antisionismo

L’antisionismo è un termine recente. Si afferma in URSS verso la fine del regime di Stalin, che conobbe una forte svolta antiebraica con l’avvicinamento dello Stato di Israele agli USA.

Esisteva un antisionismo mediorientale di derivazione europea, nato con il declino dell’Impero ottomano, che era contrario anche alla presenza cristiana. Nel 1927 I protocolli dei savi di Sion raggiungono per la prima volta Il Cairo, interpretando l’antico disprezzo antiebraico del mondo islamico.

Negli anni Trenta e Quaranta la migrazione ebraica in Palestina si intensifica e contemporaneamente l’ampia diffusione della propaganda nazista attecchisce nel mondo arabo. L’ideologia dei movimenti di liberazione come l’OLP e Hamas leggerà la presenza degli ebrei come un atto di colonialismo occidentale contro i palestinesi.

Oggi per antisionismo si intende la soprattutto una opposizione alla politica dei governi israeliani. 

Va segnalato che non tutti gli ebrei della diaspora sono stati sionisti: molti, infatti, erano antisionisti, ritenevano un errore emigrare dalla propria patria per andare in Israele.

 

Apartheid

Per parlare di apartheid occorre compiere un forte spostamento geografico e temporale. Il termine non riguarda gli ebrei, ma si riferisce alla segregazione razziale del Sudafrica dal 1948 al 1994.

Si tratta di una società rigidamente segregata, che prevede la totale superiorità della minoranza bianca e tocca tutti gli aspetti della vita: ospedali, scuole, mezzi pubblici, proibizione dei matrimoni misti.

In Israele se ne parla a proposito dei territori occupati, dove i palestinesi hanno condizioni di vita assai diverse dai cittadini israeliani (anche arabi), che possono ad esempio percorrere strade a loro riservate. I palestinesi sono, infatti, soggetti a una legislazione militare, che li può trattenere e imprigionare sulla base anche del solo sospetto o del capriccio di un soldato al check point.

 

Pulizia etnica e genocidio

In questo contesto è bene richiamare anche altri termini come pulizia etnica e genocidio, «la parola più in guerra di tutte», molto utilizzata dalla sinistra.

È difficile non definire come pulizia etnica quel che è successo quando i palestinesi sono stati espulsi dalle loro terre per la creazione dello Stato di Israele. La Nakba del 1948 per i palestinesi, come la Shoah per Israele, costituiscono memorie vittimali che pesano nella memoria dei due popoli.

 

L’antisemitismo per l’attuale governo di Israele

Guardando all’attualità, occorre sottolineare che l’accusa di antisemitismo è ormai constante nella bocca del governo di Israele, rivolta all’ONU, alle organizzazioni umanitarie, alle istituzioni internazionali, contro tutti coloro che cono contrari alla politica del governo.

Ci troviamo di fronte a un allargamento semantico in cui tutti sono accusati di antisemitismo e il termine è utilizzato in maniera molto larga anche nei dibattiti.

 

Salvaguardare la libertà di criticare

La definizione dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA) afferma che l’antisemitismo è odio verso gli ebrei, ponendo degli esempi che riguardano per la maggior parte lo Stato di Israele. Considera antisemitismo anche paragonare quel che succede a Gaza con la Shoah.

L’accusa di antisemitismo diviene così una sorta di velo che copre altre cose. Coglierne le radici diventa ancor più importante oggi, poiché viene utilizzata in maniera scandalosamente opposta a ciò per cui è stata combattuta. Oggi è indispensabile salvaguardare la libertà di criticare.

 

Gabriella Zucchi

Giornalista

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