Sabato mattina, la quarta sessione dell’incontro «Cristianesimo coscienza dell’Europa» (Camaldoli, 6-10 novembre 2025), organizzato dalla rivista «Il Regno» nel 70° della rivista, della Comunità monastica di Camaldoli e dalla Commissione delle conferenze episcopali dell’Unione Europea (COMECE) – sesta tappa dei «Percorsi di cultura politica» avviati nel 2019 – si apre con la relazione del teologo protestante svizzero Pierre Gisel, intitolata «Tra cancel culture e wokismo; sfide al cristianesimo. Memoria, tradizione, coscienza storica della fede», che si sviluppa in 17 punti
La cultura dell’«annullamento» o della «cancellazione» [cancel culture] è un fenomeno tipico della contemporaneità. E il cristianesimo si trova al centro dei processi istruiti dalla cancel culture. I destini dell’Europa e i destini del cristianesimo sono infatti legati, di fatto e in ciò che la cancel culture evidenzia. Inoltre, il cristianesimo è un palcoscenico particolarmente adatto per mostrare come si sviluppa un rapporto con la storia, con le sue vicissitudini.
I riflessi che la cancel culture cristallizza sono oggi al centro delle nostre società, come una rottura col passato o un’indifferenza nei suoi confronti. Si tratta di un passato gravato da troppi crimini, violenze e repressione delle differenze, spesso coperti da una visione idealizzata e ingannevole.
Il movimento woke
Oggi la cancel culture è rafforzata dal movimento woke, questo «risveglio» promosso da minoranze circa un decennio fa, inizialmente negli Stati Uniti. Il movimento che intende mettere davanti ai nostri occhi e alle nostre responsabilità le realtà della schiavitù, le visioni della donna, le perversioni del binario, la relegazione di ciò che non si integra, la condanna degli eretici, se non addirittura di ogni dissidenza.
In nome del woke, le figure di riferimento vengono abbattute, le statue rovesciate, i libri bruciati, le narrazioni cancellate, le opere d’arte espulse dallo spazio pubblico. Pure le biblioteche universitarie vengono colpite e decine di migliaia di libri ridotti in cenere.
Dietro la reazione in questione si nasconde la problematica delle differenze nei modi di vivere lo spazio e il tempo, nonché il rapporto col mondo e con gli altri esseri umani. Si invoca principalmente la giustizia, ma essa può portare a nuove ingiustizie, e l’uguaglianza, ma quest’ultima può aprire la strada a un egualitarismo fatto di semplici livellamenti.
Le reazioni difensive contro il wokismo
Dal canto loro, le reazioni difensive contro il wokismo aprono la strada a un populismo non in grado di considerare le differenze, né di lavorare sulle mediazioni o pensare a un «bene comune», poiché si trova consegnato alle sole autoaffermazioni.
Poiché il cristianesimo viene sovente messo in discussione nel movimento woke, i cristiani si uniscono al tipo di reazione che contesta quanto sarebbe derivato dalle élite liberali. È notoriamente il caso degli evangelicali, che in larga misura hanno sostenuto Trump durante le campagne presidenziali.
Si sta allora implementando una strategia volta a far sì che i cristiani assumano il controllo delle diverse sfere culturali – la religione, la famiglia, l’istruzione, il governo, i media, gli affari, le arti o l’intrattenimento – con l’obiettivo di un’egemonia della visione vera e propria sotto forma di modello o contro-modello per il mondo. Sebbene questo atteggiamento sia storicamente protestante, da alcuni decenni vi si sono uniti anche dei cattolici.
Selezionare ciò che è buono nella Bibbia?
Nel cristianesimo si può anche essere tentati di selezionare o riscrivere ad esempio la Bibbia, per eliminare l’antigiudaismo, la misoginia, le violenze. Si tratta di una difesa del cristianesimo diversa da quella dei cattolici tradizionalisti, ma comunque una difesa. La storia cristiana sarà riletta come se avesse portato o almeno favorito la nascita dei diritti umani, della democrazia, della libertà individuale, mentre il cristianesimo vi si era spesso opposto.
In questo tipo di prospettiva, ciò che è buono sembra essere solo buono, e ciò che è cattivo, solo cattivo, senza che ci si spieghi ulteriormente né su tali ambivalenze, né su tali possibili effetti perversi.
Nel cristianesimo, la considerazione della storia è irriducibile. Anzitutto perché il suo canone sancisce una dialettica tra l’antico e il nuovo. Inoltre, perché mette in primo piano un’operazione che ha avuto luogo nel cuore del mondo, in relazione alla figura del Cristo Gesù, un’operazione che deve sempre rinnovarsi secondo il corso del tempo, delle società e delle culture.
Evitare una visione di un’origine vera da ritrovare
Se si considera l’insieme della storia cristiana, il rapporto con la storia non è sempre stato visto come costitutivo. Oggi occorre evitare di scivolare nella visione di un’origine vera da ritrovare e di una storia da misurare in termini di fedeltà e infedeltà.
Gisel ritiene piuttosto opportuno considerare che il cristianesimo consiste in una serie di acculturazioni, proponendo di considerare le sue positività culturali e sociali – che sono quelle della storia reale – e di ciò che vi si intreccia in termini di processo di istituzionalizzazione.
L’essere umano è sempre collocato all’interno di tradizioni, mescolate e ricomposte. È opportuno tenerne conto e valorizzarlo, non liberarsene come vorrebbe la cancel culture. Ma non è possibile immaginare alcuna tradizione come continua od omogenea. Una tradizione è infatti attraversata da discontinuità e si è fatta costruzione di una continuità al di là delle discontinuità effettive, una costruzione di tipo proprio, su cui riflettere.
La tradizione e la memoria
L’essere umano è inoltre sostenuto dalla memoria. Per lui, il tempo non è lineare, bensì segnato da scansioni, quindi da «istantanee», legate a ciò che è accaduto e che è stato vissuto del quotidiano, a volte del trauma, a volte dei momenti felici.
Voler liberarsi o superare una situazione cristallizzata di tradizioni e di memoria è non solo impossibile, ma neppure salutare e fruttuoso. Solo i precedenti possono consentire buone diagnosi sul presente e mobilitare l’immaginazione per aprirvi un futuro.
Il gioco fatto di tradizioni e memorie è al centro del cristianesimo. La tradizione e la memoria si rivelano imprescindibili, addirittura costitutive.
Un nuovo paradigma
Partendo dal convincimento che non conviene cancellare, ma pluralizzare le narrazioni, Gisel chiude proponendo un cambiamento di paradigma nel modo in cui il cristianesimo comprende se stesso.
Gabriella Zucchi
Giornalista
