Sacerdoti nella resistenza e sacerdoti che stanno con la loro gente in mezzo al terribile epilogo della Seconda guerra mondiale. Sono questi i protagonisti inediti di un libro che apre una pagina nuova e diversa del racconto della Resistenza italiana. È il volume «Fazzoletti Tricolore. Diari di resistenza bianca» di don Adriano Tollari, edito da Artestampa e curato dal fratello Giuliano, presentato lunedì al Palazzo Europa dalla Fondazione Gorrieri e dall’arcidiocesi di Modena-Nonantola. Un’opera che colma una lacuna storiografica significativa sul ruolo della Chiesa durante i drammatici anni della guerra, restituendo voce a chi ha operato lontano dalle luci della ribalta ma con coerenza morale ineccepibile.
Guerra e ministero sacerdotale
Come già insegnò Ermanno Gorrieri, il lavoro di Tollari racconta di come non c’era solo la Resistenza dei partigiani in armi, ma anche quella silenziosa delle popolazioni e della gente comune, dei sacerdoti che scelsero di restare al fianco dei loro fedeli. Una Resistenza fatta di gesti quotidiani e scelte coraggiose, di una fedeltà al proprio popolo che spesso costò la vita. Un impegno che trascendeva gli schieramenti politici e abbracciava l’universale fraternità umana.
Durante la presentazione, il vescovo Erio Castellucci ha sottolineato come il libro mostri una verità dimenticata: «Sacerdoti che non furono mai eroi solitari, ma uomini che hanno saputo tessere la Resistenza intorno a loro, rispondendo all’odio non con l’odio, bensì con l’amore». Per il presule, il ministero sacerdotale ha significato condivisione delle sofferenze e delle paure, messa a repentaglio della propria vita ogni volta che la necessità lo richiedeva. Una lezione di umanità che continua a parlare alle coscienze anche a distanza di ottant’anni.
Un patrimonio di memoria
Il testo raccoglie diari di sacerdoti e religiosi della Valle del Dragone durante uno dei periodi più drammatici della storia italiana. Spiccano figure straordinarie come suor Imelde Ranucci, don Sante Bartolai – cappellano dell’Azione cattolica che organizzò le prime formazioni partigiane di autodifesa prima di essere deportato nei campi nazisti e sopravvivere a Mauthausen – e don Elio Monari, che protestò pubblicamente contro le atrocità di tutte le parti in conflitto, scegliendo di soccorrere indiscriminatamente feriti e perseguitati.
Giuliano Tollari, curatore dell’opera, ha ricostruito l’appassionante percorso che ha portato i diari del fratello don Adriano, scomparso nel 2014, dalle carte ingiallite alle stampe di questa edizione. «Mio fratello don Adriano – spiega – da anni stava lavorando su ricerche storiche di grande valore, accumulando agende, dattiloscritti e manoscritti. Dopo la sua morte ho iniziato a leggere questi scritti, scoprendo che costituivano un vero patrimonio di memoria».
Dalla parte giusta
La trascrizione ha richiesto circa dieci anni di lavoro meticoloso e appassionato, durante il quale Giuliano ha gradualmente decifrato la grafia minuta e sintetica del fratello, ricostruendo frammenti di una storia che rischiava di andare perduta.
«Questa popolazione ha fatto resistenza soccorrendo tutti, talvolta subendo le angherie da ogni parte – ribadisce monsignor Castellucci –. Eppure si è schierata dalla parte giusta, non dalla parte dell’odio, ma dell’accoglienza. Questa è la vera Resistenza che tale testo testimonia».
Tra le voci più toccanti figura suor Imelde Ranucci, unica donna nel libro, la cui sensibilità materna ha saputo cogliere l’umanità anche nei momenti più tragici. Descrivendo i giovani dell’Accademia militare dopo l’8 settembre 1943: «Sono gentili e bene educati, ma impressionati e paurosi. Tutti desidererebbero essere a casa loro in compagnia della mamma». Un’osservazione che rivela l’aspetto più umano della guerra: la fragilità di ragazzi lontani da casa, il desiderio universale di protezione e amore materno.
Paolo Tomassone
Giornalista
