Il 19 marzo 2026, nella Sala Paraninfo delle Scuole Minori dell’Università di Salamanca, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto il dottorato honoris causa in filologia. Alla cerimonia era presente Sua Maestà il Re di Spagna, Felipe VI. Per l’occasione Mattarella ha tenuto una lectio magistralis che è andata ben oltre il discorso accademico: un atto politico e culturale di grande intensità, con la voce di un capo di Stato che chiama l’Europa a ritrovare se stessa.
Spagna, Italia, Europa
Il filo conduttore della lectio è il legame storico e culturale tra Spagna e Italia, che Mattarella colloca al cuore dell’identità europea. «Le relazioni tra Spagna e Italia rappresentano uno degli assi portanti» della cultura del continente, afferma il presidente. Un asse che parte dall’Impero romano – dalla romanizzazione condivisa, dal diritto latino, da Seneca a Cicerone – e arriva fino all’età contemporanea, attraverso il Medioevo universitario, il Rinascimento, l’Illuminismo.
In questo percorso Mattarella ricorda la nascita quasi contemporanea dello Studium di Salamanca e della Federico II di Napoli, i due atenei che contribuirono a formare un’élite intellettuale europea consapevole di appartenere a una stessa res publica christiana. Cita poi le parole che Felipe VI aveva pronunciato nella cerimonia napoletana: «Senza la Spagna non si può comprendere Napoli, e senza l’Italia non è possibile comprendere la Spagna». E aggiunge: «Senza la Spagna e l’Italia non si può comprendere l’Europa».
La Scuola di Salamanca
Al centro della lectio c’è Francisco de Vitoria, fondatore della Scuola di Salamanca cinque secoli fa. Mattarella ricorda come De Vitoria abbia elaborato, a partire dal diritto romano di Gaio, il concetto di ius gentium – il diritto che «la ragione naturale ha stabilito tra tutti i popoli» – ponendo le basi del diritto internazionale moderno. Il suo «totus mundus est quasi una res publica» anticipa di secoli la concezione della comunità universale del genere umano.
Non è un riferimento antiquario: è un ancoraggio. Mattarella cita De Vitoria per ricordare che il pensiero europeo ha già elaborato, in tempi difficili, i fondamenti di un ordine mondiale fondato sulla ragione e sul diritto. E che quei fondamenti restano validi.
L’ordine che vacilla
Dalla storia alla crisi del presente il passo, nella lectio, è diretto. Mattarella descrive con lucidità il progressivo smantellamento dell’architettura multilaterale costruita dopo il 1945: la sistematica inosservanza, quando non l’aperta violazione della Carta delle Nazioni Unite, l’abbandono delle organizzazioni internazionali, lo smantellamento del sistema del controllo degli armamenti, la delegittimazione delle Corti sono fenomeni che vanno «nella medesima sconfortante direzione».
Il presidente richiama i tre pilastri della Carta di San Francisco – il divieto dell’uso della forza, la sovrana eguaglianza degli Stati, la promozione universale dei diritti umani – e constata che nessuno dei tre sembra prevalere nell’attuale congiuntura. «La pace non coincide con qualsiasi equilibrio, ma si realizza in presenza di condizioni di giustizia e di inclusione», afferma Mattarella. Una frase che vale per l’Ucraina come per il Medio Oriente, per i conflitti aperti come per le crisi dimenticate: climatica, alimentare, sanitaria, demografica.
L’Europa dica no
In questo quadro Mattarella assegna all’Europa una responsabilità precisa. Non è il momento di subire i cambiamenti, ma di proporre una visione alternativa alla legge del più forte. «Tocca all’Europa saper dire di no», afferma con nettezza: no all’ampliamento dei conflitti, no all’instabilità permanente, no alla sostituzione del modello cooperativo multilaterale con una logica di pura competizione.
Il Capo dello Stato convoca la tradizione umanistica europea – da Machiavelli a Cervantes, da Beccaria a Jovellanos, da Primo Levi a María Zambrano – per ricordare che il continente ha già vissuto la crisi dei propri valori nel Novecento e che la cultura ha saputo fare da argine. Ricorda il coraggioso «Venceréis, pero no convenceréis» pronunciato da Unamuno in questa stessa aula il 12 ottobre 1936. E indica nella Carta dell’Unione la bussola: «Noi sappiamo dove approdare: ce lo indicano i Trattati dell’Unione Europea».
Parole per i giovani
Il discorso si chiude con un appello agli studenti. Mattarella ricorda che più di 450 ragazzi italiani studiano oggi a Salamanca e che ogni anno oltre 15.000 giovani si spostano tra Spagna e Italia grazie al programma Erasmus. Questa libertà di incontrarsi, conoscere e scegliere non va data per scontata: «è stata una conquista resa possibile e consolidata grazie al coraggio e alla visione dei padri d’Europa». Preservarla e trasmetterla è compito di ogni generazione.
E la conoscenza, conclude Mattarella citando Seneca, è il vento di cui il mondo ha bisogno: quel vento che non conosce confini e che indica il porto verso cui navigare.
Paolo Tomassone
Giornalista
