Le parole pronunciate da Leone XIV sabato 11 aprile nel corso della veglia di preghiera per la pace, domenica 12 al Regina Caeli e lunedì 13, rivolto ai giornalisti durante il volo Roma-Algeri, nonché quelle dei giorni scorsi (cf. PapaNewsLink 7-8 aprile 2026 e PapaNewsLink 11-13 aprile 2026) sono state inframezzate da quelle che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha postato sul suo social «Truth» alle 3 del mattino (ora italiana) del 13 aprile, rinforzate qualche ora dopo da un’immagine, creata con l’IA, che ritrae lo stesso Trump in sembianze cristiche. Questo il testo del post di Trump su Truth, in una nostra traduzione dall’inglese (le parole maiuscole sono nell’originale: secondo i codici dei social equivalgono a un tono di voce più forte).

 

«Non voglio un papa che…»

«Papa Leone è DEBOLE in materia di criminalità e pessimo in politica estera. Parla della “paura” [generata da] l’amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il COVID quando venivano arrestati sacerdoti, pastori e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo distanze di tre o addirittura sei metri [tra i fedeli]. Molto più di lui mi piace suo fratello Louis, perché è tutto MAGA. Lui ha capito, ma Leone no! Non voglio un papa che pensa che è OK se l’Iran abbia un’arma nucleare. Non voglio un papa che pensa che è terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le proprie prigioni da assassini, spacciatori e omicidi [inviandoli] nel nostro paese. E non voglio un papa che critica il presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE, ovvero portare i tassi di criminalità ai minimi storici e creare il miglior mercato azionario della storia».

 

«Dovrebbe darsi una regolata»

Leone XIV, prosegue il post, «dovrebbe essere grato perché, come tutti sanno, [la sua elezione] è stata una sorpresa scioccante: non era su nessuna lista di papabili, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e hanno pensato che quello sarebbe stato il modo migliore per rapportarsi al presidente Donald J. Trump. Se non ci fossi io alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Mi spiace dirlo, ma la debolezza di Leone in materia di criminalità e di armi nucleari non mi sta bene, né il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra, è uno di quelli che volevano che i praticanti e il clero fossero arrestati. Leone dovrebbe darsi una regolata come papa, usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico. Questo lo sta danneggiando molto e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!».

 

I tre cardinali USA e il presidente dell’episcopato

Secondo molti osservatori, il post di Trump sarebbe da mettere in relazione anche a un’intervista, andata in onda il 12 aprile nel corso del programma «60 Minutes» della CBS, in cui i cardinali Robert McElroy, Blase Cupich e Joseph Tobin, rispettivamente arcivescovi di Washington, Chicago e Newark, hanno sostenuto le posizioni del papa. Dopo la pubblicazione del post di Trump, il presidente della Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti, arcivescovo Paul S. Coakley, ha rilasciato una dichiarazione ufficiale della USCCB: «Provo scoramento per il fatto che il presidente abbia scelto di scrivere parole così denigratorie nei confronti del santo padre. Papa Leone non è suo rivale; né il papa è un politico. È il vicario di Cristo, che parla sulla base della verità del Vangelo e per il bene delle anime».

 

La CEI vicina al papa

La nota della Presidenza della CEI si è unita a tali affermazioni esprimendo «rammarico» per le parole rivolte al papa da Trump. Ha ricordato che «il papa non è una controparte politica, ma il successore di Pietro, chiamato a servire il Vangelo, la verità e la pace», e ha aggiunto che «in un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali, la sua voce rappresenta un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità». Infine ha auspicato «da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero» e ha rinnovato al papa, da parte delle Chiese che sono in Italia, «vicinanza, affetto e preghiera».

Mocellin

Guido Mocellin

Giornalista

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