Sabato 11
Leone XIV riceve in udienza (bollettino della Sala Stampa vaticana): Ciro Miniero (arcivescovo di Taranto); Fahrettin Altun (nuovo ambasciatore della Turchia); il card. Giuseppe Bertello (presidente emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano); il card. Antonio María Rouco Varela (arcivescovo emerito di Madrid); il card. Francesco Montenegro (arcivescovo emerito di Agrigento); Antonino Raspanti (vescovo di Acireale); Trần Thanh Mẫn (presidente dell’Assemblea nazionale del Vietnam); Ignace Youssif III Younan (patriarca di Antiochia dei Siri).
In occasione della quarta edizione della Fiesta de la Resurrección, manifestazione musicale che si tiene a Madrid in piazza Cibeles, Leone XIV invia un messaggio alla Fiesta de la Resurrección di Madrid che l’arcivescovo, card. José Cobo Cano, legge ai 60.000 presenti: «Come vorrei che ci fosse festa in tutto il mondo! Come vorrei che ovunque la gioia pasquale trovasse voci, volti e canti! Ma ancora più: come vorrei che l’esistenza stessa dei cristiani divenisse un concerto, una grande armonia di fede, di unità, di comunione e di carità…».
Nella basilica di San Pietro la «preghiera del santo rosario per invocare il dono della pace», convocata da Leone XIV nelle chiese di tutto il mondo, è presieduta dal papa stesso, che al termine dei misteri gloriosi pronuncia un discorso sulla preghiera che educa ad agire. Uno dei passaggi più incisivi recita: «Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (cf. Sal 115,4-8), cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio».
Domenica 12
Al Regina Caeli, affacciato su piazza San Pietro, Leone XIV, commentando il Vangelo della liturgia odierna, allude all’imminente partenza per l’Africa ricordando la testimonianza eucaristica dei martiri di Abitene: «Di fronte all’offerta di avere salva la vita a patto che rinunciassero a celebrare l’Eucaristia, hanno risposto di non poter vivere senza celebrare il giorno del Signore» (testo del Regina Caeli).
Nella seconda parte del Regina Caeli (nel video del Regina Caeli dal minuto 11) Leone XIV richiama tre focolai di guerra nel mondo. Per il «caro popolo ucraino» prega che «la luce di Cristo porti conforto ai cuori afflitti e rafforzi la speranza di pace. Non venga meno l’attenzione della comunità internazionale verso il dramma di questa guerra!». Si dice «più che mai vicino» all’«amato popolo libanese (…) in questi giorni di dolore, di paura e di invincibile speranza in Dio», ricordando «l’obbligo morale di proteggere la popolazione civile dagli atroci effetti della guerra». Chiama «il popolo sudanese vittima innocente» del «sanguinoso conflitto» in atto nel paese, a tre anni dal suo inizio, e fa appello «alle parti belligeranti affinché facciano tacere le armi ed inizino, senza precondizioni, un sincero dialogo volto a fermare quanto prima questa guerra fratricida».
Lunedì 13
Leone XIV invia un messaggio alla Pontificia commissione biblica.
Inizia il terzo viaggio apostolico fuori d’Italia di Leone XIV. Durerà 11 giorni e toccherà quattro paesi africani: Algeria, Camerun, Angola e Guinea equatoriale (programma del viaggio apostolico in Africa). Nel primo giorno in Algeria il programma prevede tre momenti pubblici: visita al memoriale Maqam Echahid; incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico; incontro con la comunità algerina. Inoltre Leone XIV visita il presidente della Repubblica Abdelmadjid Tebboune, la Grande moschea della città e il Centro di accoglienza e di amicizia delle suore agostiniane missionarie.
Nel corso del volo da Roma ad Algeri, Leone XIV commenta con i giornalisti le «pesanti dichiarazioni contro di lui» formulate dal presidente USA Donald Trump con un post sul social Truth. Secondo il resoconto di Vatican News sul volo verso Algeri, il papa ha dichiarato: «Io non guardo al mio ruolo come a un politico, non sono un politico, io non voglio entrare in un dibattito con lui. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo. Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore». Il messaggio da reiterare è «sempre lo stesso: la pace. Lo dico per tutti i leader del mondo, non solo lui: cerchiamo di finire con le guerre e promuovere pace e riconciliazione». A una giornalista statunitense Leone XIV ha aggiunto: «Io non ho paura dell’amministrazione di Trump. Continuerò a parlare a voce alta del messaggio del Vangelo, quello per cui la Chiesa lavora. Noi non siamo politici, non guardiamo alla politica estera con la stessa prospettiva. Ma crediamo nel messaggio del Vangelo come costruttori di pace».
Il primo momento pubblico di Leone XIV in Algeria, dopo la cerimonia di benvenuto, è la visita al Maqam Echahid, il memoriale dei martiri della lotta contro il colonialismo francese, che dà occasione al papa per ribadire che «Dio desidera per ogni nazione la pace» che sia «espressione di giustizia e di dignità». Ed essa «è possibile solo nel perdono. La vera lotta di liberazione sarà definitivamente vinta solo quando si sarà finalmente conquistata la pace dei cuori», perché, per quanto «sia difficile perdonare», non si può «aggiungere risentimento a risentimento, di generazione in generazione» (discorso al memoriale Maqam Echahid).
L’incontro di Leone XIV con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico si svolge al Centro convegni Djamaa el Djazair di Algeri. Il discorso del papa alle autorità algerine ha affrontato sotto diverse angolazioni il tema della giustizia: sul piano sociale, ricordando che «una religione senza pietà e una vita sociale senza solidarietà sono uno scandalo agli occhi di Dio»; sul piano della politica internazionale, immaginando che l’Algeria, a motivo della sua storia drammatica, possa «contribuire a immaginare e a realizzare una maggiore giustizia fra i popoli (…), oggi più urgente che mai, a fronte di continue violazioni del diritto internazionale e di tentazioni neocoloniali»; sul piano dell’azione politica, che nella giustizia «trova il suo criterio» esprimendosi «nella promozione di condizioni eque e dignitose per tutti».
Guido Mocellin
Giornalista
