La domenica di Pasqua il presidente degli Stati Uniti Donald J. Trump ha pubblicato una volgare filippica contro l’Iran, minacciando di distruggerne la civiltà. Una settimana dopo, la domenica di Pasqua ortodossa, ha attaccato papa Leone XIV definendolo «debole nei confronti della criminalità». 

E la filippica è poi continuata. A Trump potrebbe benissimo sembrare un’ennesima rissa: Donny del Queens contro Bob di Chicago. Il mondo guarda sbalordito. 

La situazione ricorda i fatti che precedettero la cattività avignonese nel XIV secolo. Allora re Filippo IV di Francia fece, per usare un linguaggio da gangster, «sistemare» papa Bonifacio VIII. Papa Leone dice di non temere l’amministrazione Trump. Ora, Donald Trump sta tuonando contro l’invocazione degli insegnamenti evangelici da parte di papa Leone. Cosa potrebbe avere in mente? 

 

Il papa, irremovibilmente cattolico

Nessun presidente degli Stati Uniti ha mai mostrato un tale disprezzo per un papa. Ciò che sembra irritare Trump è che un papa nato a Chicago sia irremovibilmente cattolico nella sua posizione sulla guerra, affermando: «Dio respinge le preghiere di guerra».

All’inizio di gennaio, rivolgendosi ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede, Leone ha sottolineato: «La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda guerra mondiale, che proibiva ai paesi di usare la forza per violare i confini altrui».

Con la tipica moderazione vaticana, il papa ha elencato i luoghi delle atrocità – Ucraina, Gaza, Asia orientale, Haiti –, non poche delle quali perpetrate dagli Stati Uniti. Ha affermato che il panorama di distruzione sulla terraferma e in mare affonda le sue radici «sempre nell’idea che la pace sia possibile solo con la forza e sotto l’effetto della deterrenza».

 

Il nunzio convocato al Pentagono

Ci sono volute solo poche settimane perché il Pentagono richiedesse un incontro con il rappresentante [negli USA] di Leone, il card. Christophe Pierre, allora nunzio negli Stati Uniti. Chi abbia detto che cosa a chi è controverso, ma è ovvio che l’amministrazione Trump non fosse contenta del papa. Il rappresentante del Pentagono nell’incontro, il sottosegretario alla Difesa per la politica militare Elbridge Colby, è cattolico.

Poco tempo dopo gli Stati Uniti si sono uniti a Israele in un massiccio bombardamento dell’Iran, temporaneamente interrotto circa sei settimane più tardi, subito dopo Pasqua. 

I leader cattolici stanno prendendo la parola. In un’intervista con Norah O’Donnell della CBS-TV in una chiesa cattolica non specificata a Washington o nei dintorni, i tre cardinali che ricoprono la carica di arcivescovi diocesani negli Stati Uniti hanno presentato l’insegnamento cattolico su due questioni: la guerra e l’immigrazione.

 

I tre cardinali USA su immigrazione e guerra

Il card. Blase Cupich di Chicago, nipote di immigrati croati, il card. Robert W. McElroy di Washington, originario di San Francisco di quinta generazione, e il card. Joseph W. Tobin di Newark, figlio di immigrati irlandesi, si sono riuniti per discutere della politica statunitense in materia di immigrazione e della guerra.

Cupich ha denunciato la «gamification» della guerra, definendo «ripugnante» il post sui social media della Casa Bianca che alternava immagini di bombardamenti in tempo reale a scene da film thriller. 

McElroy, che ha intitolato la sua tesi di dottorato a Stanford «Moralità e politica estera americana», ha affermato che l’intervento degli Stati Uniti in Iran non soddisfaceva i criteri della guerra giusta. Ha ammesso che sotto il presidente Biden gli attraversamenti di frontiera sono «sfuggiti al controllo», ma ha denunciato l’attuale detenzione di tante persone perbene che conducono una vita onesta. 

Tobin, la cui arcidiocesi è composta per oltre il 30% da ispanici, ha definito l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) un’«organizzazione fuorilegge» e ha affermato che viola la Costituzione e la Carta dei diritti.

 

Trump incapace di governare

I tre cardinali hanno espresso una condanna così forte del coinvolgimento militare degli Stati Uniti e della sua attuazione della politica sull’immigrazione che il presidente Trump ha ritenuto opportuno pubblicare durante la notte, dopo la loro intervista televisiva, il meme che lo raffigurava come Gesù taumaturgo, cosa che in seguito ha cercato di giustificare dicendo che lo mostrava come un «medico».

Gran parte di ciò che dice il presidente Trump è talmente distaccato dalla realtà che persino coloro che erano tra i suoi più ardenti sostenitori parlano apertamente del 25° emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che consente al vicepresidente e alla maggioranza dei quindici membri del gabinetto di dichiarare il presidente incapace di governare. 

Tre cardinali americani hanno detto ciò che andava detto. Il vicepresidente e i quindici membri del gabinetto hanno l’autorità costituzionale per fare ciò che deve essere fatto. È ora.

 

 

Questo post, qui in una nostra traduzione italiana, è stato pubblicato il 14 aprile 2026 su Religion News Service.

 

Phyllis Zagano

Giornalista

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