Sinodo: verso il 2028 curando anche la governance

Nella lunga fase d’implementazione del Documento finale del Sinodo sulla sinodalità (gruppi di studio compresi; cf. la discussione in corso sui Gruppi di studio sinodali su Regno-att. 8,2026) e in vista dell’Assemblea ecclesiale che si terrà nell’ottobre 2028, la Segreteria generale del Sinodo ha riunito il 17 aprile scorso il XVI Consiglio ordinario.

 

Un testo per le riunioni continentali

Due i temi principali, come recita il comunicato ufficiale.

Il primo: la «convocazione per i giorni 23-25 giugno 2026 di un incontro per preparare le assemblee di valutazione continentali previste nel primo quadrimestre del 2028», a cui sono stati invitati «un rappresentante dei patriarchi del Consiglio dei patriarchi delle Chiese d’Oriente, i presidenti delle riunioni internazionali di conferenze episcopali, nonché i presidenti delle Conferenze episcopali di USA e Canada, ciascuno accompagnato dal coordinatore dell’équipe sinodale del rispettivo organismo e, se possibile, dal segretario generale».

A questo scopo il gesuita Giacomo Costa, «consultore della Segreteria generale e segretario speciale della XVI Assemblea, ha presentato una proposta di documento per il cammino d’attuazione del Sinodo e in particolare per la realizzazione delle assemblee di valutazione (…) La versione definitiva del documento, da intendersi a integrazione delle Tracce per la fase di attuazione pubblicate nel giugno 2025, sarà revisionata dal Consiglio ordinario e pubblicata entro l’inizio dell’estate».

 

Il bilancio su Amoris laetitia

Il secondo. Come annunciato da papa Leone il 19 marzo, si svolgerà in Vaticano dal 7 al 14 ottobre un incontro «dei presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo sul tema della famiglia alla luce dell’esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia».

In realtà, per l’organizzazione è stato chiamato in causa il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita; tuttavia, è stato chiesto «alla Segreteria generale del Sinodo di offrire un supporto organizzativo e metodologico»: il tema è stato infatti all’origine di tutta la riforma sinodale di papa Francesco e la Segreteria, che da tale riforma è scaturita, non vuole rimanerne esclusa.

Comunque, il comunicato precisa «per chiarezza (…) che non si tratta di un’assemblea sinodale, ma di un incontro di consultazione del santo padre con i presidenti delle conferenze episcopali e dei Sinodi delle Chiese orientali cattoliche sui iuris».

 

Dall’America Latina a un podcast

Per il resto, e cioè per come viene vissuta (e interpretata) la sinodalità alle varie latitudini della Chiesa, passiamo rapidamente in rassegna alcune delle notizie più recenti, a indicare che l’input del pontificato bergogliano sta procedendo.

Dal VI incontro della Conferenza ecclesiale amazzonica (CEAMA, 16-20 marzo), organismo esso stesso frutto del Sinodo del 2019, è stata ribadita la volontà di diventare un vero e proprio laboratorio sinodale per una Chiesa maggiormente inculturata in questa regione specifica.

Dalla riunione dei religiosi e delle religiose dell’America Latina (CLAR, 19-23 marzo) emerge invece la preoccupazione che la sinodalità proceda a singhiozzi o anche non proceda affatto.

In Italia, la diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa sta ultimando i preparativi per il Sinodo diocesano che si terrà tra il 2026 e il 2029 (percorso di formazione per il Sinodo di Melfi-Rapolla-Venosa, SIR, 17.4.2026).

E sempre dalla Puglia viene la notizia che la rivista della locale Facoltà teologica, Apulia theologica, pubblica il podcast «Theo-talk» della Facoltà teologica pugliese, che si propone «di far incontrare la teologia con la vita quotidiana». La prima puntata è dedicata a «Il futuro della sinodalità» e vi intervengono Rafael Luciani e Serena Noceti, sollecitati dalle domande di don Francesco Zaccaria, direttore del Dipartimento di teologia pratica.

 

In Francia un questionario

Chiudo la rassegna riportando la notizia di un questionario, elaborato in Francia da un gruppo di laici e laiche, preti, religiose e religiosi animati dal desiderio di «rendere la Chiesa più sana e più giusta» dopo il Sinodo. I profili di chi ha messo mano alla stesura del questionario sono molto diversi: «Uomini e donne, laici e sacerdoti, teologi, biblisti, specialisti nella prevenzione degli abusi…»; l’ideatore di questa iniziativa è Philippe De Roux, imprenditore sociale e scrittore, il quale, assieme a Joséphine Chastenet de Gery, consulente per la prevenzione degli abusi, ha esposto il progetto presentato a La Croix (19.4.2026).

L’idea di fondo è stata quella di proporre alle parrocchie «un questionario che, attraverso le domande giuste, invitasse fedeli e parroci a lavorare insieme per promuovere una buona governance. E questo rimanendo davvero in un quadro cattolico, apostolico e romano».

 

Curare la governance per una missione efficace

Perché proprio la governance? Perché, consapevoli che «quello della governance non è certo un argomento che appassiona le masse, in un’epoca piuttosto individualista in cui si è perso il gusto per le istituzioni», è necessario curare la loro solidità, specie di quelle ecclesiali, per poter, unendo le forze, «realizzare cose straordinarie!».

Il questionario è «uno strumento d’autovalutazione che permette di riconoscere come, nel funzionamento delle parrocchie, esistano disfunzioni comuni a tutte le comunità — e d’individuare collettivamente soluzioni concrete. Volevamo qualcosa di semplice, che tutti potessero comprendere senza aver conseguito un master in teologia. Troppo spesso i volontari lasciano la propria parrocchia perché non vengono riconosciuti, non vengono accompagnati… C’è un reale bisogno di cambiare questa situazione. E se una parrocchia è sinodale, sarà missionaria — inutile opporre le due cose. È una delle lezioni importanti che abbiamo tratto lavorando su questo questionario: la sinodalità non è un freno all’evangelizzazione, ma ne è una condizione».

Il testo del questionario è presente anche nella pagina delle risorse del Sinodo sulla sinodalità: è disponibile in inglese e in francese, ma con un buon traduttore si può subito creare una versione italiana e… metterla alla prova.

Maria Elisabetta Gandolfi

Maria Elisabetta Gandolfi

caporedattrice attualità per “Il Regno”

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