Mattarella a Pontedera: il lavoro è dignità, partecipazione, presidio della società

Pontedera, alla vigilia del Primo maggio. È nell’auditorium del Museo, allo stabilimento Piaggio, che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto il 30 aprile 2026 il suo intervento per la Festa del lavoro, anticipando di un giorno la celebrazione ufficiale e scegliendo, come ormai da consuetudine, un luogo-icona della manifattura italiana. Un discorso lungo e denso, che intreccia memoria costituzionale, mappa delle storture del mercato del lavoro contemporaneo e prospettiva europea, e che ha al suo centro un’idea precisa di persona e di comunità.

 

Una festa della Repubblica

Il primo passaggio del Capo dello Stato lega esplicitamente la giornata dei lavoratori alla cornice repubblicana. Il 1° maggio, ha ricordato Mattarella, è «una festa della Repubblica, che sul lavoro si fonda». Il riferimento è all’articolo 1 della Costituzione e alla scelta dei Costituenti, di una Repubblica che – come ha ricordato il presidente – sta per festeggiare l’ottantesimo compleanno. Quella formula non è per Mattarella un mero principio lavorista: i padri costituenti vollero dare a democrazia, libertà ed eguaglianza, finalmente conquistate, un contenuto più forte e impegnativo, perché la Repubblica fosse il tempo delle opportunità.

 

Il lavoro come presidio della società

Cuore del discorso è stato la definizione del lavoro come fondamento della persona e della comunità. «Il lavoro plasma il nostro essere e il nostro futuro», ha detto Mattarella, descrivendo l’attività lavorativa come ciò che permette a ciascuno di mettere radici, di rendersi artefice e responsabile della società che si lascia in eredità a figli e nipoti. Da qui la sequenza con cui il presidente ha riassunto il significato del lavoro: presidio della società, espressione della libertà della persona e dell’intera comunità, dignità, strumento di partecipazione e di costruzione. L’obiettivo di una piena e buona occupazione, ha aggiunto, è iscritto fra quelli stessi della democrazia italiana.

 

Donne e giovani, le potenzialità inespresse

Dalla cornice costituzionale Mattarella è passato alla diagnosi del mercato del lavoro nazionale, leggendone le criticità non come fatalità ma come potenzialità ancora inespresse, riserve a cui attingere per imprimere nuovo impulso a società ed economia. La prima leva indicata è il lavoro femminile: l’occupazione delle donne in Italia è cresciuta negli ultimi anni fino a toccare livelli che per il Paese costituiscono un primato, ma il distacco dalla media europea resta consistente. Il divario di genere, ha sottolineato il presidente, non si esaurisce nei tassi di occupazione: pesa anche sulle retribuzioni e sulle carriere, e va affrontato con un complesso di interventi mirati.

Seconda leva, i giovani. Mattarella ha denunciato un’età di ingresso nel mercato del lavoro ancora troppo alta, a cui si accompagnano spesso precarietà, dipendenza di fatto da un solo datore di lavoro e scarsa autonomia reale. Il presidente ha richiamato anche il fenomeno della fuga di talenti all’estero, indicando nel ricreare in Italia condizioni di opportunità un compito ineludibile per le istituzioni e per il sistema produttivo.

 

La sicurezza, una piaga che non si rimargina

A pochi giorni dalla Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro, Mattarella ha dedicato uno dei passaggi più severi del suo intervento agli infortuni e alle morti sul lavoro: «una piaga che non accenna a sanarsi», ha affermato, ricordando che le cronache restituiscono pressoché ogni giorno notizie di lavoratrici e di lavoratori che perdono la vita o restano feriti nello svolgimento delle proprie attività. La sicurezza, per il Capo dello Stato, resta un impegno e un dovere che non consente rinunce né distinguo, ed è terreno comune di responsabilità per imprese, istituzioni e parti sociali.

 

Migrazioni, cooperazione, demografia

Il presidente ha collocato il tema delle migrazioni dentro la cornice di un’Europa segnata insieme da impoverimento demografico e da una domanda di lavoro che fatica a trovare risposta interna. Una situazione, ha osservato, che chiede alle società di misurarsi con questi processi usando razionalità e saggezza, e di sollecitare cooperazione con i Paesi di origine: in questo orizzonte il presidente ha richiamato esplicitamente il Piano Mattei varato e sviluppato dal Governo.

 

L’Europa, il mercato unico, l’innovazione

Sul versante europeo Mattarella ha denunciato il deficit competitivo del continente in produttività e capacità di innovazione, indicando come urgenti il completamento del mercato unico, l’orientamento degli investimenti verso i settori più strategici e a maggior potenziale di crescita, e l’attuazione del nuovo regolamento di accelerazione industriale ispirato al rapporto Draghi e finalizzato a rafforzare la base manifatturiera del continente. «È tempo di visione», ha ammonito il presidente, non di misure di corto respiro: la strada è quella di un’integrazione europea da percorrere con coraggio.

 

L’augurio finale

In chiusura, il Capo dello Stato ha esteso il suo augurio oltre il perimetro di chi un’occupazione ce l’ha: a chi il lavoro lo sta ancora cercando, a chi lo difende, a chi prova a superare le barriere del lavoro povero e precario. Un finale che rilegge la festa repubblicana come festa anche delle fragilità contemporanee, e che lega la solidità costituzionale del 1948 alle domande di dignità e di stabilità che attraversano il presente. Il testo integrale dell’intervento è disponibile sul sito del Quirinale.

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