E’ stato un «viaggio programmatico» quello di Leone XIV in Africa (13-23 aprile), dov’è emerso come leader (rispondendo agli attacchi di D. Trump), come diplomatico e come pastore. Sul numero di maggio di Regno-Attualità scrive Elise Ann Allen, una delle prime biografe di papa Prevost, che iniziare dall’Africa, e segnatamente dall’Algeria, ha il significato di porre sant’Agostino al centro del suo insegnamento. Nella tappa in Camerun si è visto Leone «uscire dal proprio guscio» e con voce stentorea denunciare che oggi «il mondo è devastato da una manciata di tiranni».
Nel medesimo paese ha poi compiuto un gesto quasi passato inosservato: se n’è accorta Giusy Baioni. Il papa, al termine della proclamazione del Vangelo nella messa prima di partire da Yaoundé, ha sollevato un evangeliario decorato dal gesuita Engelbert Mveng, assassinato in circostanze misteriose nel 1995: una riabilitazione di uno studioso dell’inculturazione del Vangelo, messo ai margini della vita ecclesiale.
In Angola, poi, Leone si è speso in una denuncia contro le disparità sociali, e a chi lo ha accusato d’essersi recato in paesi tutti caratterizzati da regimi autoritari ha risposto dalla Guinea Equatoriale scagliandosi contro la corruzione di chi detiene il potere. A un anno dalla sua elezione al soglio pontificio papa Leone, in questo viaggio, ha quindi recuperato gran parte del magistero di Francesco, ha posto in primo piano la necessità dell’azione diplomatica della Santa Sede e, rispondendo alle aspettative del conclave, ha nuovamente posto l’accento sull’«unità e sull’armonia in una Chiesa e in una società divise» (E. Allen).
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Maria Elisabetta Gandolfi
Caporedattrice Attualità per “Il Regno”
