C’è un’ombra che si allunga sulle pagine lette da Fabio Panetta il 29 maggio a Palazzo Koch, nelle sue prime Considerazioni finali da Governatore della Banca d’Italia. L’anno appena trascorso aveva sorpreso tutti con un’economia mondiale «di vigore inatteso»; poi, quasi all’improvviso, il conflitto nel Golfo Persico e il blocco dello stretto di Hormuz – da cui transita abitualmente un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gas – hanno riportato il mondo dentro l’incertezza. Energia più cara, prezzi alimentari sospinti dal caro fertilizzanti, prospettive di crescita che si offuscano. «La crescita mondiale è esposta a rischi più numerosi, più interconnessi e più difficili da governare rispetto al passato», ha avvertito. È una fragilità che bussa alla porta delle famiglie, e che la frammentazione, anziché correggere, finisce per spostare e nascondere.
Lavoro e dignità
Largo spazio è dedicato all’intelligenza artificiale, che «sta ridefinendo il modo in cui si produce, si lavora e si prendono decisioni». Panetta non cede né all’allarme né all’entusiasmo: ricorda che le grandi innovazioni del passato non si sono limitate a rendere obsolete alcune professioni, ma «ne generano di nuove». Resta però un nodo di giustizia: «La transizione non sarà priva di costi», e i benefici «potrebbero concentrarsi su chi possiede competenze più elevate, accentuando le disuguaglianze». Di qui l’invito a tutelare e accompagnare i lavoratori più esposti, perché i guadagni di produttività si traducano «non solo in maggiore efficienza, ma anche in nuove opportunità di lavoro e in una più ampia partecipazione ai frutti dell’innovazione».
Il compito dell’Europa
Per l’Italia e per l’Europa il Governatore chiede soprattutto rapidità. L’Unione «ha finalmente iniziato a reagire», definendo obiettivi e priorità, ma il cammino di riforma procede lentamente e «l’instabilità internazionale non lascia spazio a esitazioni o risposte parziali». Serve trasformare le priorità «in decisioni tempestive, finanziamenti adeguati e risultati concreti». Sullo sfondo, una convinzione che Panetta àncora alla storia: nel 1946 la Banca d’Italia guidata da Luigi Einaudi indicava già la «stretta dipendenza del benessere di tutti dal benessere di ciascuno». Quell’ordine fondato sulla cooperazione, oggi in crisi, resta per Panetta «una guida per il presente». La risposta, ammonisce, «non può essere la chiusura».
Un compito civile
Le conclusioni hanno il respiro di un appello, e non a caso si aprono con il riferimento al 2 giugno di ottant’anni fa, quando gli italiani scelsero la Repubblica. La tecnologia «sarà il terreno decisivo» della sfida, ma «non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata». Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale «deve restare al servizio della persona e della società, non della concentrazione del potere tecnologico». Il criterio ultimo del successo, conclude Panetta, sarà la capacità di «offrire opportunità e futuro ai giovani»: creare le condizioni perché le nuove generazioni realizzino le loro aspirazioni «non è solo una responsabilità economica: è il compito civile di questo tempo».
Paolo Tomassone
Giornalista
