La maggior parte delle persone considera l’intelligenza artificiale (IA) uno strumento per sintetizzare le informazioni attraverso i cosiddetti modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM). Il problema è che questi modelli sono addestrati da maschi, e la maggior parte dei dati e delle informazioni disponibili è stata creata da maschi. La maggior parte dei programmatori che insegnano all’IA a «pensare» sono maschi. Di conseguenza i comportamenti decisionali e predittivi dell’IA sono di stampo essenzialmente maschile. Non c’è da stupirsi che il papa abbia invocato il «disarmo» dell’IA. Gli uomini vanno in guerra.
Il mondo è un disastro: l’IA può aiutare? Forse sì, forse no. Queste sono le risposte che ha dato Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas, che ha firmato il 15 maggio e presentato il 25 insieme a tre cardinali, due docenti e Christopher Olah, co-fondatore del gigante dell’IA Anthropic.
Un punto di vista maschile
Olah è specializzato presso Anthropic nel reverse engineering delle reti neurali. In sostanza guarda all’interno della macchina, per così dire, cercando di capire come apprende, come «pensa», come prende decisioni. Ma quasi tutto ciò che studia proviene dal punto di vista maschile. Il punto di vista maschile domina le risposte dell’IA, gli algoritmi dell’IA, le previsioni dell’IA e le decisioni dell’IA dall’inizio alla fine.
«Gender-neutral» sarebbe meglio? No. Se i programmatori mirassero alla completa rimozione del genere, se il genere venisse eliminato dall’equazione e tutto ciò che viene inserito nelle macchine di IA fosse non binario, le risposte e le decisioni dell’IA sarebbero comunque probabilmente orientate al maschile, poiché l’impostazione predefinita generale nel linguaggio è maschile.
La soluzione nella reciprocità
Allora, c’è una soluzione? Dove si può trovare? Suggerimento: sinodalità e reciprocità sinodale. «Reciprocità» è una parola che ricorre in tutto il documento finale del Sinodo sulla sinodalità, iniziato da papa Francesco nel 2021 e che è andato avanti per anni (e continua). La reciprocità richiede che le opinioni degli uomini e delle donne siano considerate in modo positivo, se non in modo uguale. È una questione di epistemologia: di come conosciamo e comprendiamo. Gli esseri umani sono esseri dotati di genere, incarnati, e possiedono prospettive diverse.
La reciprocità cerca di fondere queste prospettive. Il concetto di «reciprocità» nega l’errore epistemologico che vede il maschile e il femminile come esistenti e definiti solo in opposizione l’uno all’altro. Sostiene inoltre che la combinazione di punti di vista ha maggiori probabilità di arrivare a una risposta equilibrata a qualsiasi domanda si presenti.
Le domande giuste del papa
La sinodalità può sopravvivere nella Chiesa cattolica, e l’IA può essere utile, quando sia la Chiesa che l’IA adottano per impostazione predefinita un punto di vista maschile? Se la ricerca è ricerca della verità, solo la reciprocità può produrre domande e risposte equilibrate, e alcuni direbbero corrette.
Come scrisse una volta il poeta americano E.E. Cummings: «Sempre la risposta più bella, a chi pone la domanda più bella». Papa Leone sta ponendo le domande giuste. Ha scritto: «Può anche esserci un’insidia meno palese, quando i sistemi di IA, presentandosi come neutrali e oggettivi, rispecchiano e rafforzano stereotipi o posizioni ideologiche di chi li ha progettato e addestrato» (n. 102).
Si può solo sperare che il punto di vista delle donne venga aggiunto all’equazione.
Questo post, qui in una nostra traduzione italiana, è stato pubblicato il 29 maggio 2026 su Religion News Service (l’articolo originale di Phyllis Zagano su Religion News Service).
Phyllis Zagano
Giornalista
