Ci sono due parole che usiamo ogni giorno senza chiederci davvero cosa significhino: Europa e Occidente. A Camaldoli lo scorso novembre, lo storico Andrea Graziosi – tra i maggiori studiosi italiani dell’Unione Sovietica e dell’Ucraina, docente di storia contemporanea all’Università di Napoli Federico II – invitava a fermarsi proprio su questo: capire di cosa parliamo, perché è il primo passo per capire cosa vogliamo.
L’Europa: un’unione o un’associazione di veti?
«L’Europa è un concetto molto generico e generale», osservava Graziosi: dentro l’Europa ci sono da secoli anche Londra e Mosca. E allora, quando diciamo Europa, intendiamo l’Unione Europea? Ma l’Unione Europea «è davvero un’Unione, oppure un’associazione di Stati ognuno dei quali ha un libero veto?». La domanda non è retorica: è la scelta che, secondo lo storico, i paesi europei devono compiere oggi, decidere «se vogliono davvero unirsi in qualche maniera più forte di quella attuale, come richiederebbe la situazione».Non un Occidente, ma tanti «Occidenti»
Lo stesso vale per l’altra parola, l’Occidente, che usiamo «senza spesso riflettere». Cos’è? L’unione tra l’Europa occidentale e gli Stati Uniti, come dal 1945 al 1991? Qualcosa di più vasto, che comprende il Canada, l’Australia, il Giappone, la Corea del Sud? O l’Europa che includeva anche la grande cultura russa? «In realtà di “Occidenti” ce ne sono stati tanti», diceva Graziosi, «e credo siano uniti da un nucleo comune, che è quello dell’idea della dignità e della libertà umana», declinato però in modo molto diverso in ciascuno di essi.La crisi del modello nato nel 1945
Da qui la diagnosi finale: «Oggi siamo evidentemente – da almeno vent’anni – di fronte alla crisi di un Occidente nato dopo la seconda guerra mondiale, che era diverso dai precedenti, e ci sarebbe un forte bisogno di farne uno nuovo». È la tesi che Graziosi ha sviluppato nel suo Occidenti e modernità. Vedere un mondo nuovo (Il Mulino, 2023): non la fine dell’Occidente, ma la necessità di ripensarlo. Il video integrale dell’intervento a Camaldoli: