«Non vogliono dire sì». Donne e diaconato verso l’Assemblea ecclesiale del 2028

Il Vaticano ha recentemente pubblicato due importanti documenti riguardanti la posizione delle donne nella leadership ecclesiale. Innanzitutto il 4 dicembre 2025 è stata resa pubblica una lettera del presidente della II Commissione istituita da papa Francesco sul diaconato femminile, nella quale si riportava l’opinione divisa, ma negativa, dei membri riguardo all’ordinazione delle donne al diaconato. Successivamente la Relazione finale del Gruppo di studio n. 5, pubblicata il 5 marzo 2026, ha approfondito i ruoli di leadership non ordinati per le donne. Tali questioni sono tutt’altro che risolte. Possiamo aspettarci un prosieguo del dibattito sinodale sul ruolo e lo status delle donne nella Chiesa, in vista dell’Assemblea ecclesiale che si terrà a Roma nell’ottobre 2028.

La questione principale ora è cosa farà papa Leone prima, durante e dopo l’Assemblea ecclesiale. Le sue decisioni influenzeranno non solo la questione delle donne nel diaconato, ma anche quella delle donne in ruoli ministeriali laici, nonché in qualità di docenti e formatrici nei seminari. Che cosa potremmo aspettarci in termini di possibili sviluppi?

 

Molti studi, nessuna decisione

In primo luogo occorre considerare la storia delle discussioni svoltesi finora. La seconda e ultima commissione istituita da papa Francesco ha fatto seguito a cinque commissioni precedenti incaricate di studiare la questione, a partire dal 1973, con la Commissione di papa Paolo VI sul ruolo delle donne nella società e nella Chiesa (1973-75), seguita da tre quinquennati della Commissione teologica internazionale: il primo (1969-74), il quinto (1992-97) e il sesto (1997-2002), nonché la I Commissione per lo studio del diaconato delle donne (2016-18).

La II Commissione di Francesco si è riunita a Roma tre volte, nel settembre 2021, nel luglio 2022 e nel febbraio 2025. La lettera del presidente della II Commissione è stata pubblicata esclusivamente in italiano e presentava opinioni non documentate derivanti da conteggi selezionati dei voti delle tre riunioni della commissione, ciascuna delle quali ha visto la partecipazione di un gruppo diverso di persone, alcune delle quali nominate e altre anonime. Sebbene inizialmente fossero state nominate dieci persone, un commissario ha saltato le prime due riunioni ed è stato sostituito da una persona anonima; due commissari hanno saltato la seconda riunione per malattia; e il commissario sostituito è tornato alla terza riunione in seguito alla morte di un commissario originario.

 

La questione «non è matura»

Il Gruppo di studio n. 5, sul tema «La partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa», è stato istituito nel periodo intercorrente tra le assemblee sinodali di ottobre 2023 e ottobre 2024 a Roma. Mesi dopo la pubblicazione della lettera della II Commissione, la relazione finale dei membri anonimi del Gruppo di studio n. 5 affermava che l’esame dei materiali inviati a esso e all’ufficio del Sinodo sulla questione delle diaconesse era stato deferito alla Seconda commissione. In retrospettiva, la relazione del Gruppo di studio n. 5, presentata dal Dicastero per la dottrina della fede, potrebbe essere il risultato della richiesta di papa Francesco del luglio 2013, poi spesso ribadita, di una «teologia della donna».

In ogni caso il Gruppo di studio n. 5 non ha affrontato la questione delle diaconesse, se non per affermare che «La questione dell’accesso delle donne al diaconato, tutto ben considerato e come sostenuto dallo stesso santo padre Francesco, non risultava matura, restando così aperta l’opportunità di proseguire il lavoro di approfondimento sul ruolo delle donne alla guida delle comunità e su altre possibili vie di partecipazione». Il Gruppo di studio n. 5 ha riconosciuto il lavoro della II Commissione e ha fatto riferimento alle raccomandazioni di quest’ultima riguardo ai documenti di papa Francesco Spiritus Domini (su lettori e accoliti), Antiquum ministerium (sui catechisti) e alla conferma dell’Ordinatio sacerdotalis di Giovanni Paolo II, che affermava il divieto di ordinare le donne al sacerdozio, dichiarando che la Chiesa non aveva l’autorità per farlo.

 

Sinodalità, lo stile da imparare

Probabilmente non verrà presa alcuna decisione sul ripristino dell’ordinazione diaconale per le donne prima dell’Assemblea ecclesiale prevista a Roma nell’ottobre 2028. La Segreteria del Sinodo ha pubblicato un documento intitolato Tracce per la fase attuativa del Sinodo (2025-2028), che si apre con le parole pronunciate da papa Leone durante il suo primo discorso pubblico, dalla loggia della basilica di San Pietro il giorno della sua elezione, l’8 maggio 2025: siamo «una Chiesa missionaria, una Chiesa che costruisce i ponti, il dialogo, sempre aperta ad accogliere, come questa piazza, con le braccia aperte tutti, tutti coloro che hanno bisogno della nostra carità, della nostra presenza, del dialogo e dell’amore».

Fin dall’inizio il documento di attuazione afferma che la Chiesa sinodale «è al servizio della sua missione e qualunque cambiamento nella vita della Chiesa ha lo scopo di renderla più capace di annunciare il Regno di Dio e testimoniare il Vangelo». Queste parole sono importanti, soprattutto se ricordiamo le osservazioni di papa Francesco sullo «stile sinodale» alla fine dell’Assemblea sinodale dell’ottobre 2024: «Questo non è il modo classico di rimandare all’infinito le decisioni. È quello che corrisponde allo stile sinodale con cui anche il ministero petrino va esercitato: ascoltare, convocare, discernere, decidere e valutare. E in questi passi sono necessari le pause, i silenzi, la preghiera. È uno stile che stiamo apprendendo insieme, un po’ alla volta».

 

«Non vogliono dire sì»

Per i lettori che ritengono che la questione del reinserimento delle donne nel diaconato ordinato si sia protratta un po’ troppo, ricordiamo che la questione non è ora, e non è mai stata realmente, se le donne possano essere ordinate diaconi. La questione è se debbano esserlo. La Chiesa sarebbe più capace di proclamare il regno di Dio e di testimoniare il Vangelo se includesse le donne nel ministero ordinato del diaconato?

L’unico studio pubblicato dalla Commissione teologica internazionale, nel 2002, così come la lettera del settembre 2025 del cardinale Giuseppe Petrocchi a nome della II Commissione, affermano entrambi che spetta al magistero decidere in merito. Non esiste alcuna dottrina che vieti l’ordinazione delle donne al diaconato e, se mai ci fosse stata una possibilità in tal senso, il papa che avrebbe avuto la piena autorità per promulgare una tale restrizione sarebbe stato Benedetto XVI. Come mi disse trent’anni fa la funzionaria di più alto rango della curia romana, non possono dire «no», semplicemente non vogliono dire «sì».

 

Verso l’Assemblea ecclesiale del 2028

Sin dall’istituzione del Sinodo, numerose riunioni e assemblee sinodali hanno chiesto il ripristino dell’accesso delle donne al diaconato ordinato. Il problema è come arrivare da qui a lì. È proprio questo l’oggetto della fase di attuazione. Gli eventi della prima metà del 2027, da gennaio a giugno, saranno dedicati al «fare memoria»: al riepilogo e alla riconsiderazione dell’attuazione dei documenti e delle esperienze contenute nel Documento finale del Sinodo. La seconda metà del 2027 sarà dedicata all’«interpretare». Alle assemblee nazionali o regionali delle conferenze episcopali è chiesto di preparare una relazione teologico-pastorale e una lettera indirizzata alle altre Chiese locali. Da gennaio ad aprile 2028, alle assemblee continentali è chiesto di preparare ciò che il Vaticano definisce un «”rapporto di prospettiva”: una rilettura complessiva del cammino, capace di individuare priorità emergenti e orientamenti condivisi». Infine l’assemblea di ottobre 2028 a Roma avrà lo scopo di «celebrare», ma viene presentata come un momento di valutazione, sintesi e di «rinnovato slancio» per la conversione sinodale della Chiesa.

 

Che cosa può contribuire all’accettazione del diaconato femminile?

Il tema delle donne nel ministero ordinato ha suscitato negli ultimi anni un’accoglienza misurata e una resistenza non trascurabile. Coloro che comprendono la reale distinzione tra diaconato e sacerdozio sono favorevoli, mentre lo sono meno coloro che provengono da culture che non riconoscono pienamente il valore e la dignità delle donne. Nel frattempo dobbiamo chiederci: che cosa può contribuire all’accettazione delle diacone ordinate? Che cosa ci riserva il futuro?

In risposta al Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia del 2019, durante il quale risulta che circa due terzi dei gruppi linguistici approvassero le diaconesse, papa Francesco ha presentato due risposte distinte: in primo luogo ha affermato che avrebbe riconvocato la commissione del 2016-2018 sulle diaconesse, magari aggiungendo due o tre nuovi membri, sebbene in seguito (nell’aprile 2020) abbia nominato un gruppo di esperti completamente nuovo per la II Commissione. Poi, nel gennaio 2021, ha aperto i ministeri istituiti di lettore e accolito ai laici che non seguono il percorso verso l’ordinazione, e nel maggio 2021 ha istituito anche il ministero laico del catechista.

 

I ministeri istituiti per i laici

Nella sua lettera apostolica del 2021, Spiritus Domini, papa Francesco ha modificato il can. 230 § 1 del Codice di diritto canonico, aprendo l’accesso ai ministeri istituiti di lettore e accolito a tutti i «fedeli idonei», riconoscendo che tali ministeri, distinti dal sacramento dell’ordine, si fondano sul comune battesimo. In precedenza tali ministeri erano riservati agli uomini, in genere a coloro che si preparavano all’ordinazione. La successiva lettera apostolica di Francesco Antiquum ministerium (2021) ha ripristinato l’antico ministero del catechista come ministero istituito aperto a tutti i battezzati.

Si tratta di cambiamenti significativi nella prassi ecclesiale. È vero, le donne, sia laiche sia religiose, svolgono da tempo il ruolo di lettrici, e persino di accolite, durante le cerimonie liturgiche, e in particolare durante la messa. E le donne sono state sicuramente in prima linea nel ministero laico precedentemente inteso come «catechista», gestendo e insegnando nei programmi di educazione religiosa.

Ma essere formalmente istituite come lettrici o accolite solleva diversi punti: in primo luogo l’istituzione in ciascuno di questi ministeri laici è richiesta prima dell’ordinazione diaconale; in secondo luogo le rubriche prevedono generalmente che gli adulti che prestano servizio in questi ministeri — almeno come accoliti — indossino l’alba e rimangano all’interno del presbiterio per tutta la durata della messa. Il fatto che la Chiesa — il popolo di Dio — si abitui a vedere le donne in questi ruoli, a cui sono state formalmente istituite, può contribuire ad attenuare, e persino a modificare, i pregiudizi culturali nei confronti della presenza delle donne nell’ambito sacro.

Il ministero laicale del catechista offre una prospettiva ancora più interessante. Il catechista istituito è concepito come qualcosa di più di un semplice insegnante di religione e va inteso come un testimone del Vangelo preparato e formato. Il diritto canonico stabilisce che solo le persone ordinate possano predicare l’omelia; l’Ordinamento generale del Messale romano, la legge liturgica della Chiesa, limita tale privilegio ai chierici che partecipano alla liturgia, anche se non possono concelebrare. Ciononostante in molti territori è comune che una persona ordinata — ad esempio il sacerdote missionario in visita — salga dalla sacrestia all’ambone per predicare, per poi scomparire, spesso per riapparire in fondo alla chiesa al termine della celebrazione. Tale pratica potrebbe rappresentare un’opportunità per i predicatori laici, ammesso che i loro vescovi abbiano concesso loro le facoltà necessarie? I catechisti laici istituiti sarebbero istruiti e formati sotto l’egida dei vescovi diocesani. Il diritto liturgico potrebbe essere modificato per consentire ai catechisti laici istituiti di predicare durante la messa?

 

Un ruolo nella formazione sacerdotale

Il Gruppo di studio n. 4 del Sinodo, che inizialmente aveva proposto di includere una valutazione del diaconato, ha dato il massimo sostegno alla distinzione tra diacono e sacerdote, eliminando di fatto ogni riferimento al diaconato nel suo Rapporto finale. Esso esprime la speranza di «attivare un’ampia e reale partecipazione di tutte le componenti del popolo di Dio alla formazione dei futuri pastori, con particolare attenzione all’apporto delle donne e delle famiglie; favorire l’acquisizione di competenze indispensabili per una Chiesa sinodale, come l’ascolto, il dialogo, la corresponsabilità e il discernimento ecclesiale; educare a una più aperta corrispondenza al mandato missionario di Gesù». Raccomanda in particolare che venga incorporato «uno stile partecipativo e sinodale» nella formazione sacerdotale.

Il ministero della formazione per i futuri diaconi e sacerdoti includerà le donne? Nel migliore dei mondi possibili, le donne sarebbero incluse nel processo fin dall’inizio. Il Gruppo di studio n. 4 ha osservato che in tutto il mondo alcune entità hanno messo in discussione la metodologia di accettazione dei candidati al sacerdozio. Attualmente ai candidati al sacerdozio viene solitamente richiesto di avere un sacerdote come direttore spirituale, e nella maggior parte dei paesi la maggior parte dei professori e degli amministratori dei seminari sono sacerdoti. Non avrebbe senso includere le donne nel processo di selezione, o come membri del corpo docente o dell’amministrazione aventi diritto di voto per decidere se un candidato agli studi debba essere invitato a considerare un’altra vocazione, nonché per votare se presentare un candidato all’ordinazione diaconale e/o sacerdotale? E che dire delle direttrici spirituali donne?

 

Un processo lento lento

Che cosa farà papa Leone? Cosa può fare? Già ora si registra una resistenza all’insediamento di laici (soprattutto donne) non destinati all’ordinazione nei ministeri laici di lettore e accolito, e il ministero del catechista sembra attualmente indefinito. Dal 2021 due diocesi statunitensi hanno iniziato a conferire incarichi a donne: San Antonio ha iniziato a conferire incarichi a donne e uomini laici come lettori e accoliti nel 2022, e successivamente Lexington ha iniziato a conferire incarichi solo ad accoliti. Alcune altre diocesi statunitensi (St. Louis e Galveston-Houston) conferiscono incarichi solo a uomini come lettori o accoliti.

Nel 2024 la Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti ha istituito una task force incaricata di elaborare un direttorio nazionale sui ministeri istituiti di lettore, accolito e catechista, guidata dal vescovo ausiliare Michael G. Woost di Cleveland, professore di teologia sacramentale e liturgica presso il seminario di St. Mary in Ohio e vicario generale diocesano. La task force si è riunita sei volte nel 2025 e ha presentato una prima relazione in occasione della riunione dell’USCCB tenutasi a novembre a Baltimora. L’elaborazione del direttorio non figurava all’ordine del giorno della riunione del giugno 2026 a Orlando, in Florida. La task force continua a riunirsi per definire la struttura del documento e potrebbe presentare una bozza in occasione della riunione della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti del novembre 2026. Non resta che sperare che il manuale sia completato prima dell’Assemblea ecclesiale di ottobre 2028 a Roma.

La questione in esame è il Sinodo e le donne. Sappiamo cosa è successo. Sappiamo cosa sta succedendo ora. Possiamo solo sperare che il futuro porti risposte sinodali autentiche per le donne della Chiesa.

 

Questo articolo, in una nostra traduzione italiana, è tratto da un contributo presentato alla riunione del giugno 2026 della Catholic Theological Society of America a St. Louis, Missouri, ed è stato pubblicato sulla rivista Commonweal il 28 luglio 2026.

 

Phyllis Zagano

Giornalista

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