«La fede cristiana cattolica è davvero scomparsa? La risposta non può che essere negativa.» Comincia così, smontando un luogo comune, la riflessione del filosofo Adriano Fabris — docente all’Università di Pisa, studioso di etica e di filosofia delle religioni — nell’intervista realizzata a Camaldoli per Il Regno.
I numeri dicono altro
Nonostante «la secolarizzazione compiuta di cui molti parlano», osserva Fabris, chi in Italia si dice credente, chi si dice cattolico, «c’è, e sono ancora tanti». Il vero problema, allora, è un altro: non che la fede sia scomparsa, ma che rischi di scomparire ciò che della fede possiamo «chiaramente sapere, definire, vivere».
Quando la fede viene confusa con altro
Il rischio, spiega il filosofo, è di scambiare la fede per qualcosa che non è: «La confondiamo con la superstizione, la confondiamo con una pure semplice credenza, la confondiamo con l’espressione di un’opinione messa sullo stesso piano di altre opinioni». Ma «la fede cristiana non è questo». Ed è proprio di questo che occorre «riappropriarsi»: capire, anzitutto, che cosa sia davvero.
Che cos’è, allora, la fede
La definizione di Fabris è netta: la fede è «l’anticipazione di una dimensione di senso che noi accogliamo perché ci riguarda personalmente, non qualche cosa che noi costruiamo o che noi poniamo, come molti peraltro credono». E, una volta compreso questo, resta la parte più difficile: «calarla, viverla nelle nostre realtà, quotidianamente». Una sfida, conclude, «per tutti i cristiani e anche per tutti gli uomini di buona volontà».
Nel video integrale dell’intervento a Camaldoli (durante l’edizione 2023 degli incontri del Regno), Fabris affronta anche il tema delle piattaforme digitali e del rischio che le relazioni virtuali sostituiscano la presenza reale:
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