A quasi un anno da quando papa Leone XIV ha dichiarato, durante un incontro a Roma con i responsabili dei gruppi sinodali, che il problema dell’inclusione delle donne nella gestione e nel ministero della Chiesa cattolica era essenzialmente una questione culturale, si sono registrati pochi progressi in merito nelle diocesi di tutto il mondo.
A complicare le cose, in molte società laiche le donne sono trattate come cittadini di seconda classe e la Chiesa, pur essendo controcorrente sotto molti aspetti, sostiene tali ostacoli per le donne.
È significativo che, mentre la curia ha inserito donne in importanti posizioni dirigenziali, la balaustra dell’altare rimanga una barriera per le donne nel ministero liturgico.
Smerilli, Brambilla e Alvarado
Per quanto riguarda la dirigenza, questo mese in Vaticano suor Alessandra Smerilli è entrata in carica dal 1° settembre come la nuova prefetta di un importante ufficio curiale, il Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale. Per cinque anni è stata segretaria del dicastero, ovvero la numero due, sotto la guida del cardinale canadese Michael Czerny. Ora gestisce circa 80 membri di un organo dedicato alla missione centrale della Chiesa: mettere in pratica i precetti del Vangelo in tutto il mondo.
Sono state annunciate altre due donne alla guida di uffici della curia: suor Simona Brambilla dirige, dall’inizio di quest’anno, il Dicastero per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, responsabile dei religiosi e delle religiose (suore, frati e sacerdoti); Maria Montserrat Alvarado dirigerà il Dicastero per la comunicazione, sovrintendendo ai media vaticani, alla radio, alla Sala stampa e alle pubblicazioni, a partire da novembre.
Non si tratta di incarichi d’importanza secondaria, e le donne che li ricoprono sono manager di comprovata esperienza dedite alla causa cattolica.
Ieri Leone XIII, oggi i talebani
La dottrina sociale della Chiesa sostiene la presenza delle donne nel mondo del lavoro. L’omonimo dell’attuale papa, Leone XIII, nella sua enciclica Rerum novarum (1891) denunciò lo sfruttamento delle operaie nelle fabbriche. Da allora, tuttavia, le dichiarazioni vaticane che menzionano le donne spesso le lodano, o persino le privilegiano, nel ruolo di mogli e madri. Papa Leone XIII scrisse addirittura che le donne sono naturalmente adatte al lavoro domestico e che devono proteggere la propria modestia.
Ciò rientra in un problema culturale e religioso mondiale che opprime le donne. In Afghanistan, sotto il regime talebano, alle ragazze è vietato frequentare la scuola dopo la sesta elementare; alcune si riuniscono in aule clandestine. Come tutte le donne locali, giovani e anziane, sono coperte dalla testa ai piedi. Oggi circa 2,5 milioni di ragazze in Afghanistan sono destinate unicamente al matrimonio e alla modestia, per lo più nascoste al resto della società.
No all’accesso al ministero ordinato
L’insegnamento cattolico non è così estremo, ma la Chiesa opera in alcune società culturalmente molto chiuse.
Per quanto riguarda le donne nel ministero, mentre molti estendono il termine «ministero» fino a includere ogni tipo di ufficio, insegnamento, servizio sociale e simili, tecnicamente esso si riferisce all’opera spirituale del clero ordinato. Nel linguaggio ecclesiastico per «ministero» s’intende quello ordinato.
E anche se la Chiesa cattolica romana sta affidando alle donne posizioni dirigenziali sempre più importanti – suor Raffaella Petrini è a capo del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e in quanto tale ne è la principale amministratrice, dal marzo 2025 –, essa continua a vietare alle donne l’accesso al ministero ordinato.
Lettrici, accolite, diacone
Questo divieto è ben più di un semplice ostacolo lungo il percorso verso il pieno riconoscimento delle donne come persone, sia all’interno che all’esterno degli ambienti cattolici. Esistono significative obiezioni teologiche alla presenza di donne sacerdote e, di conseguenza, di donne vescovo.
Ma tali obiezioni non si estendono alle diacone. Nonostante le affermazioni storiche, teologiche e antropologiche riguardo alle diacone, anche i più lievi tentativi d’includere le donne nella liturgia – ordinate o meno – si scontrano in tutto il mondo con quei muri culturali a cui alludeva papa Leone XIV.
Nel 2021 il suo predecessore, papa Francesco, ha modificato il diritto canonico per consentire a donne e uomini non destinati all’ordinazione di essere formalmente istituiti lettori e accoliti, ma solo poche diocesi lo hanno fatto.
Antichi tabù
Sono gli antichi tabù legati al sangue a frenare il progresso?
Per coloro che sostengono che il divieto alle donne di accedere al presbiterio sia stato abbandonato, forse l’istruzione Musicam sacram del 1967 li farà riflettere: «Quando poi la “schola cantorum” comprenda anche donne, sia posta fuori del presbiterio» (n. 23). Il documento è ancora in vigore.
La Chiesa cambia di secolo in secolo, se mai cambia. Osservate attentamente la prossima messa trasmessa in televisione dalla basilica di San Pietro e guardate dove si trovano le donne.
Il problema culturale potrebbe essere più vicino di quanto Leone pensi.
Questo post, qui in una nostra traduzione italiana, è stato pubblicato il 15 settembre 2026 su Religion News Service.
Phyllis Zagano
Giornalista

La Chiesa venera la Madonna al di sopra di ogni creatura ma paradossalmente le negano la femminilità. L’ha sublimata quasi staccandola dalla natura umana, dalla “donna col grembiule” di Tonino Bello, quasi abbia paura che la donna sessuata deturpi le coscienze maschiliste del clero, nel periodo in cui senza peli sulla lingua e senza veli un certo Marco Marzano ne “La casta dei casti” sottolinea con ingenua semplicità il fulcro del problema di fondo del clero: negare l’evidenza di una naturalissima, biologica, indispensabile coesistenza relazionale tra maschio e femmina in natura e anche nel genere umano. Il risultato è un vero e proprio “talebanesimo- cattolico”.